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La scuola tradizionale rimane un punto di riferimento per la maggior parte degli studenti. Tuttavia, a partire dall’inizio del secolo scorso, sono nate alcune teorie pedagogiche che hanno sperimentato un ribaltamento dei ruoli, una ridefinizione del rapporto studente-insegnante, e la creazione di un ambiente diverso da quella dell’aula con banchi e cattedra.
In questo articolo andiamo alla scoperta delle maggiori scuole alternative al sistema educativo pubblico.

teorie pedagogiche
Quali sono i modelli educativi più diffusi? Su cosa si basano? Vediamoli insieme.

Modello Trasmissione

È quello più utilizzato. Si basa sulla trasmissione di informazioni, anche attraverso l’integrazione di strumenti tecnologici.

Modello dialogico – euristico

Detto anche socratico, si sviluppa mediante il dialogo che conduce a una scoperta autonoma.

Modello “Apprendere facendo”

La miglior teoria è la pratica. O meglio, l’esperienza avviene prima della comprensione sul piano teorico.

Modello Gioco – esplorazione

Questo approccio sostiene che l’apprendimento ludico è il veicolo più potente per assimilare l’esperienza vissuta. Il modello gioco – esplorazione favorisce una formazione personalizzata.

Modello istruzione guidata

Si fonda sul comportamentismo e sulla convinzione che favorire un percorso da stimoli semplici verso stimoli più complessi.

Modello Umanistico

Una teoria pedagogica che mette in risalto la capacità di generare autostima nei ragazzi perché questi approdino verso la conoscenza.

Modello Metacognitivo

Metodologia di insegnamento che mira a sviluppare le capacità metacognitive con l’acquisizione di conoscenze sulla propria capacità di apprendere e sull’organizzazione dei processi cognitivi.

Modello costruttivista

Ispirato dalla filosofia del costruttivismo sociale, parte dall’assunto che ogni individuo dispone di un potenziale interno da far emergere con il supporto di aiuti esterni.

Modello misto

Qual è il metodo pedagogico migliore? Nessuno, cioè gli aspetti migliori di ciascuno da integrare in un modello ibrido e olistico.

Teorie pedagogiche nella pratica, le scuole che sperimentano metodi educativi diversi

Scuola Montessori

Scuola Montessori
Si basa sui principi educativi ispirati dalla pedagogista Maria Montessori.
Cosa differenzia le scuole montessoriane da quelle tradizionali?
Innanzitutto l’ambiente in cui si trovano i bambini. All’interno di questi spazi si trovano tutti gli strumenti per soddisfare i loro progetti.
I materiali a disposizione sono tanti ma non eccessivi, per consentire un utilizzo accurato. I pilastri della scuola di ispirazione montessoriana sono impegno, formazione, passione e costanza.
I bambini scelgono in autonomia tra le proposte presentate e gli strumenti disponibili nell’aula. L’insegnante interviene solo nel caso in cui il bambino dovesse agire senza un reale scopo, per fornire loro un orientamento. Questa è un importante differenza, in quanto la centralità dell’adulto è più marginale rispetto al metodo tradizionale.
Anche nella scuola montessoriana sono previste lezioni frontali, ma sono brevi e occasionali. I tempi di lavoro sono dettati dal bambino e quasi mai imposti dall’esterno. La velocità di risoluzione degli esercizi non è vista come una qualità, ciò che conta è l’impegno e la cura con cui i progetti si realizzano.

Scuola steineriana

Scuola steineriana
Si tratta di una delle teorie pedagogiche più famose, fondata sul principio che si impara giocando.
Il padre di questa scuola fu Rudolf Steiner, filosofo ed esoterista nato in Austria nel 1861. Studiando la natura dell’uomo in tutte le sue forme, mise a punto il metodo Waldorf-Steiner.
Il punto di partenza della scuola steineriana è che il bambino non è un contenitore da riempire, ma piuttosto come una personalità unica. Il compito dell’educazione è di far emergere le sue qualità individuali.
Caratteristica distintiva è un focus sulla dimensione spirituale ed emozionale del bambino, da coltivare soprattutto nel periodo dell’infanzia. I bambini sono sempre coinvolti in attività di gruppo.
Come già detto, il gioco è considerato il mezzo più efficace per l’apprendimento. L’ambiente dell’insegnamento è ricco di materiali come legno e stoffa, ma sono i progetti all’aria aperta quelli più importanti.
Nella scuola steineriana non ci sono né voti né bocciature, e lo sviluppo delle capacità individuali non devono avvenire allo stesso livello.
Lavori manuali, recitazione, musica. Il metodo Waldorf-Steiner dedica molte ore al senso del ritmo, al canto, all’improvvisazione musicale e alla danza. Le rappresentazioni teatrali e le canzoni inventate dagli stessi studenti non sono, come nella scuola che la maggior parte ha frequentato, solo un recital di fine anno, ma si ripetono periodicamente.
Le attività all’aperto e quelle manuali sono le più importanti: scultura, pittura, costruzione di oggetti, attività sportiva, giardinaggio.
La scuola steineriana si è anche focalizzata molto sull’euritmia, una disciplina che si propone di creare una connessione armonica tra movimento, suono e linguaggio.

Metodo danese

Teorie pedagogiche - scuola danese
Il metodo educativo danese è stato spiegato nel dettaglio in un recente libro scritto dalla psicologa Iben Sandahal. Più che una scuola, l’autrice lo definisce uno stile di vita.
I principi di base di questa teoria pedagogiche è l’acronimo PARENT, che sta per Play, Authenticity, Reframing (ristrutturazione), Empathy (empatia), No Ultimatum, Togerness (insieme) e hygge. Quest’ultimo è un termine danese di difficile traduzione, che descrive un sentimento, un’atmosfera sociale che concorre al raggiungimento di una felicità temporanea.
Come per la scuola steineriana, anche nella scuola danese il gioco è fondamentale. Nelle aule scandinave si possono trovare pochi giochi, semplici, scelti liberamente dallo studente. L’insegnante deve guidare i ragazzi nell’apprendimento, senza ricoprire una funzione centrale, come avviene nella scuola tradizionale.
C’è poi l’autenticità, intesa come trasparenza. Sin da piccoli i bambini sono abituati a sentire parlare di tanti argomenti, con pochi limiti.
La ristrutturazione consiste nel riformulare una frase o un momento di vita vissuta, focalizzando la propria attenzione principalmente sugli aspetti positivi.
Nelle scuole danesi viene insegnata anche l’empatia, la capacità di immedesimarsi negli altri, per potersi aiutare a vicenda, frenando la tendenza alla costituzione di pregiudizi personali.
Si attribuisce grande fiducia all’altro, utilizzando i tempi giusti e gli spazi appositi, senza alcun tipo di ultimatum. Infatti, per creare una rete sociale forte e famigliare è indispensabile.
Dato che i paesi dell’Europa del Nord vivono a stretto contatto con la natura, questa è vista come una potente alleata nel processo della formazione. Le escursioni, le passeggiata e le altre attività all’aperto sono parte integrante dell’apprendimento, in quanto anche l’ambiente incontaminato si presta a prove d’ingengo e sforzo fisico.

Scuola Senza Zaino

Scuola Senza Zaino

Il modello di Scuola Senza Zaino enfatizza l’organizzazione dell’ambiente formativo, sostenendo che il setting educativo influisce sia sul modello pedagogico-didattico sia sulle relazioni tra gli attori del settore. Questo modello considera l’esperienza scolastica nel suo insieme come formativa e richiede una progettazione globale.

Ispirato alla teoria di John Dewey, che evidenzia l’importanza dell’ambiente come comunità di apprendimento, Scuola Senza Zaino vede il contesto educativo come un sistema complesso.

Questo sistema comprende una struttura materiale (hardware) composta da spazi, arredi e tecnologie, e una struttura immateriale (software) che include relazioni, competenze professionali, indicazioni nazionali e piani formativi. L’interconnessione tra hardware e software, nonché tra tempi, spazi, soggetti e oggetti, genera attività e pratiche soggette a continua progettazione e ricerca cooperativa.

Questo approccio è definito Approccio Globale al Curricolo (Global Curriculum Approach – GCA), che considera tutte le dimensioni dell’individuo (cognitiva, corporea, relazionale, affettiva, emotiva) come artefici di apprendimento. L’apprendimento significativo e profondo deriva dall’esperienza, che integra realtà astratta, diretta e virtuale. Nonostante l’uso delle nuove tecnologie, Scuola Senza Zaino valorizza il recupero dell’aspetto corporeo e il contatto con il mondo concreto, combinando tradizione simbolico-astratta con sistemi di comunicazione visiva per stimolare l’immaginazione.

Scuola Senza Zaino si impegna a collegare saperi, campi di esperienza e discipline in modo verticale, per un progressivo approfondimento, e orizzontale, per promuovere interconnessione e interdisciplinarietà. La metodologia del modello sottolinea l’importanza della disposizione spaziale e dell’uso degli strumenti didattici, aumentando la responsabilizzazione degli alunni attraverso un insegnamento costruttivistico, basato su problem solving e scelta.

Home Schooling

Home Schooling

Detta anche istruzione parentale, è un’alternativa all’istruzione tradizionale in cui i genitori assumono la responsabilità primaria dell’istruzione dei propri figli, anziché mandarli a scuola. In un articolo precedente abbiamo parlato ampiamente di come l’home schooling viene regolata a livello legislativo e su quali fondamenti metodologici i genitori si affidano maggiormente per supplire al ruolo del docente.

Conoscevi queste teorie educative? Secondo te è possibile integrarle nel nostro sistema scolastico pubblico? Scrivi la tua opinione nei commenti.

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Amante di viaggi, cinema e lettura, vedo gente, faccio cose, scrivo di tutto, sempre in movimento, in aereo o sul divano.

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