Il divario scolastico tra nord e sud Italia esiste davvero o è solo un vecchio stereotipo? I test INVALSI hanno rivelato risultati sconcertanti, ma non nuovi. Ma quali sono le origini e le cause di questa situazione?

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Nord e sud: come cambia la scuola

Dai risultati delle ultime prove INVALSI, gli studenti del nord sembrerebbero decisamente più preparati rispetto ai coetanei che frequentano le scuole nel Meridione. Solo il 25% delle cosiddette “eccellenze”, infatti, proviene esclusivamente da regioni del Nord: Valle D’Aosta, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia. Nelle regioni del sud, invece, la quota scende al 10%.

Senza sorprendere nessuno, i risultati peggiori sono stati ottenuti da studenti che provengono da situazioni economiche e familiari svantaggiate, mentre i migliori da coloro che possono permettersi un accesso semplice e regolare a Internet, un computer personale e, in generale, alla tecnologia.

Tra le scuole primarie non ci sono grandi differenze e i risultati sono soddisfacenti da entrambi i poli d’Italia. La situazione cambia drasticamente, invece, alle superiori: in totale, il 16,6% degli studenti non porta a termine il percorso di studi e il 9,5% si diploma con competenze in italiano insufficienti. Al sud, la situazione è particolarmente grave: riguarda in totale il 14,9%. Solo in Calabria sale al 22,4%.

Le cause

In molti hanno dichiarato che i risultati scoraggianti di queste ultime INVALSI sarebbero da imputare alla pandemia, che non ha permesso ai ragazzi di apprendere nel modo corretto. Una risposta plausibile, ma non soddisfacente, dal momento che i problemi e i gap tra nord e sud esistevano da ben prima della scoperta del Covid-19.

Secondo il presidente Roberto Ricci, infatti: “Gli esiti delle prove Invalsi sono direttamente paragonabili nel tempo a partire dal 2018 o dal 2019; è quindi legittimo interrogarsi se i problemi riscontrati abbiano origini più lontane”. L’Italia partecipa a queste prove dal 1995 e certe carenze tra nord e sud sono diventate visibili già dai primi 2000.

C’è chi dice che, mediamente, al nord gli studenti sono più seguiti dalle famiglie e per questo ottengono risultati migliori. Anche questa è una risposta incompleta. I risultati non dipendono solo dal contesto familiare personale, ma anche da quello dell’intera classe: gli studenti di scuole in cui la condizione socioeconomica è elevata, hanno rendimenti migliori di quelli che frequentano scuole in cui la condizione socioeconomica è peggiore.

Il background familiare, l’ambiente socio-culturale esterno alla famiglia e il tipo scuola che gli studenti frequentano sono variabili tra loro interrelate e, congiuntamente, producono effetti difficili da districare sull’apprendimento. Se mettessimo a confronto una buona scuola residenziale con una di un quartiere degradato, non dovremmo cercare solo all’interno, ma anche all’esterno. E viceversa.

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Negli altri Paesi

Curiosamente, si è notato che questo non è un problema esclusivamente italiano. In diversi Paesi europei e non, in generale, più si scende dal nord al sud, i risultati scolastici calano. Questo accade in Spagna (con una differenza di 35 punti), ma anche in Canada (51 punti) e in Kazakhstan (65 punti). In Italia oggi la differenza è di 30 punti.

Conclusioni

Dare una risposta a questi dati è difficile. Si può dichiarare, però, che l’Italia è ancora un Paese dove non solo la questione meridionale non è ancora stata pienamente risolta, ma dove in generale esistono ancora ampli dislivelli economici e sociali tra le famiglie e questo, ovviamente, si riversa anche nel rendimento scolastico, con tutte le sue conseguenze. Davvero l’ascensore sociale si è rotto?

 

Che cosa ne pensi? Hai mai insegnato al nord o al sud? Hai notato delle differenze?



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