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Avete mai sentito parlare dei benefici che si ottengono nell’insegnare ai bambini a programmare, oltre al fatto che così acquisiscono una delle competenze più richieste del 21° secolo?

Anche noi all’inizio eravamo un po’ scettici, ma poi ci siamo ricreduti vedendo cosa stanno facendo i nostri colleghi all’estero.

Ecco 5 motivi per insegnare il coding ai più piccoli!

Imparare a programmare consente ai bambini di diventare cittadini indipendenti in un mondo in cui la tecnologia è onnipresente.

Aiuta gli studenti a comprendere meglio alcuni aspetti del mondo digitale in cui viviamo e, in qualche modo, a prepararsi meglio al futuro.

L’obiettivo dietro l’apprendimento della programmazione non è più limitato a diventare un professionista dell’informatica e a soddisfare le esigenze del mercato del lavoro, ma permette ai bambini, fin da giovanissimi, di progredire in tutti gli aspetti della vita.

I vantaggi del coding possono essere sorprendentemente ampi, sia per acquisire abilità di vita, sia per esplorare possibili opportunità di carriera.

Vi proponiamo la traduzione di un articolo sull’argomento: trovate l’originale qui.

 

 

1) Programmare stimola la creatività

Proprio come dipingere o cucinare, la programmazione incoraggia il bambino a trarre vantaggio dalla soddisfazione attraverso il processo.

Nel mondo reale, gli atti creativi sono spesso limitati dai materiali che abbiamo a nostra disposizione, come gli ingredienti quando cuciniamo o la tela quando dipingiamo. Ma con il coding, dove il mondo virtuale è infinito, l’unica restrizione è l’immaginazione del bambino. La creatività pone le basi per innovazione, ingegno e leadership perché rappresenta la capacità di collegare idee esistenti a soluzioni, approcci e concetti nuovi.

Il pensiero creativo inizia con una mentalità interrogativa. Il coding può essere insegnato incoraggiando i bambini a sperimentare, a esplorare le loro idee, a mettere in discussione i loro presupposti, fare errori e imparare da essi.

 

2) Programmare rende la matematica più divertente e coinvolgente

Con gli anni, si è sviluppata la convinzione che i bambini interessati alla programmazione dovessero per forza manifestare forti abilità matematiche. Tuttavia, si è scoperto che potrebbe essere vero anche il contrario: il coding può aiutare i bambini a sviluppare abilità matematiche e rendere l’apprendimento della materia più divertente e coinvolgente.

Matematica e coding sono profondamente legati. Insegnare ai bambini a programmare implica l’applicazione di concetti matematici: di conseguenza, acquisiranno entrambe le competenze istintivamente e divertendosi.

 

Insegnare a programmare

 

3) Programmare stimola il problem solving

Programmare permette di osservare i problemi sotto un altro punto di vista.

Dai principianti ai professionisti, chiunque ti dirà che scrivere codici può diventare piuttosto impegnativo, ma, attraverso il coding, i bambini imparano a correggere velocemente e a provare modi diversi quando qualcosa non funziona.

Programmare fornisce ai bambini la capacità di affrontare un problema e lavorare per trovarvi una soluzione. Questa tecnica di problem solving non si applica solo all’informatica, ma è trasferibile a molti altri campi.

 

4) Programmare stimola il pensiero computazionale

Il pensiero computazionale è un metodo strutturato e collaudato allo scopo di identificare i problemi, indipendentemente dall’età o dal livello di alfabetizzazione informatica.

Aiuta ad alimentare il pensiero critico e si concentra nell’aiutare gli studenti a sviluppare e utilizzare strategie per comprendere e risolvere i problemi. È di natura “interdisciplinare” e bisognerebbe, quindi, infonderlo già dalle elementari o addirittura dall’asilo. Tutte le materie, naturalmente, si rifanno attraverso questo tipo di modo di ragionare.

Più di ogni altra cosa, il pensiero computazionale è uno strumento di pensiero incredibilmente prezioso, forse lo strumento di pensiero di questo secolo per eccellenza.

 

5) Programmare promuove il learning by doing

I bambini imparano meglio sul campo, facendo ed esplorando.

Quello che oggi chiamiamo learning by doing si riferisce a una teoria dell’educazione esposta dal filosofo americano John Dewey: è un approccio pratico all’apprendimento in cui gli studenti interagiscono con il loro ambiente per adattarsi e imparare. L’idea di fondo sostiene che impariamo di più quando “svolgiamo” effettivamente delle attività. Implica un impegno attivo, non una pratica passiva.

Il coinvolgimento attivo facilita l’apprendimento profondo nei bambini e li incoraggia agli errori, a notare i movimenti sbagliati e a imparare a correggerli.

 

 

Come avvicinare il bambino al coding?

Per far interessare il bambino all’argomento, mostrategli cosa imparerebbe a fare programmando.

Il coding gli consentirà di fare qualsiasi cosa, dalla creazione di giochi e app, alla progettazione di animazioni e molto altro. E, naturalmente, è divertente! Anche se, magari, sceglierà di fare qualcosa al di fuori dell’informatica quando sarà cresciuto, le capacità di programmazione acquisite precedentemente si dimostreranno utili in tutti i campi.

Soprattutto, la capacità di programmare trasforma i bambini da consumatori passivi della tecnologia in creatori innovativi, che non vedono la tecnologia come un semplice giocattolo, ma come un problema da risolvere e un’opportunità per creare.

 

Cosa ne pensate? Vi siete convinti?

Qui potete trovare libri e giocattoli per avvicinare i bambini e i ragazzi al concetto di coding.

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Michela è Content & Social Media Editor in bSmart Labs. I social sono il suo pane quotidiano e cura la scrittura degli articoli su questo blog!

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