Cari docenti,

vi scrivo per la prima volta apertamente, dopo anni trascorsi al fianco di molti di voi a confrontarmi con passione sui temi della scuola, della qualità della didattica, sul ruolo della tecnologia nella scuola, sulla valorizzazione del talento individuale degli studenti… ma anche ascoltando dalle vostre voci la fatica quotidiana dell’essere insegnante, le difficoltà di questo bellissimo e difficile mestiere; condividendo con voi le delusioni, le complicazioni di quando le famiglie non sono alleate su cui contare ma “antagoniste” da gestire, e infine sempre le speranze di cambiamento e il forte desiderio di una scuola migliore.

Poi, mentre ripenso alle conversazioni, mi restano sempre in mente queste tre domande.

 Che cosa significa una scuola migliore? Che cosa significa essere insegnante? E le risposte a queste domande che significato assumono nel contesto attuale? 

Gli insegnanti che incontro quotidianamente mi raccontano, davanti a un caffè, di fatica e di solitudine nel momento in cui cercano di creare condivisione o di portare un cambiamento nella scuola. Spesso mi sento dire questa frase: “Sarebbe bello trovare un luogo dove parlare liberamente, come sto facendo con te, con gli altri docenti italiani che vogliono cambiare in meglio la scuola. Insieme potremmo fare molto”.

E dunque ecco, abbiamo scelto di aprire questo blog: per mettere a disposizione un luogo dove favorire lo scambio quotidiano che aiuta i docenti a fare rete e parlare di scuola nella modalità che a loro serve davvero: non con formule teoriche preconfezionate, ma con lo sguardo e il bagaglio di chi la scuola la vive ogni giorno.

 Vogliamo mettere a disposizione degli insegnanti un luogo libero e gratuito dove costruire insieme la strada verso il cambiamento. 

Un luogo dove poter esprimere opinioni e visioni diverse. Dove trovare informazioni utili, aggiornamenti e suggerimenti risparmiando tempo, dove sollevare problemi e domande, far emergere idee e soluzioni per orientarsi di fronte ai problemi quotidiani, dove creare alleanze e gruppi.

Ma anche un luogo accogliente, di ritrovo e di ristoro. Un caffè “virtuale” dove prendersi una pausa, condividere fatiche e successi, cercare e trovare idee e soluzioni, confrontarsi.

Oggi ho il privilegio di aprire ufficialmente questo blog. E vorrei farlo raccontandovi che cosa vedo nella scuola e fuori da essa, mettendo sul tavolo di discussione alcuni temi a mio parere importanti per parlare di scuola e di cambiamento.

Un cambiamento al quale non siamo preparati

Il momento storico nel quale stiamo vivendo è connotato da rapidi cambiamenti: i riferimenti che per molto tempo hanno costituito una strada sicura e già tracciata, sia nella scuola sia nella vita sociale, perdono o mutano significato. In particolare, il progresso tecnologico e la pervasività dell’informazione hanno una ricaduta evidente sulla scuola e sugli obiettivi dell’istruzione.

Nella storia umana non era mai capitato che gli educatori si imbattessero in una sfida paragonabile a quella rappresentata dalla svolta attuale. Semplicemente, non ci eravamo mai trovati in questa situazione prima d’ora.
L’arte di vivere in un mondo più che saturo di informazioni dev’essere ancora appresa. Proprio come quella, ben più ardua, di preparare gli esseri umani a vivere una tale vita.

Zygmunt Bauman

La velocità con la quale le informazioni vengono prodotte e invecchiano non coincide con il tempo a disposizione per esaminare, valutare e scegliere le informazioni rilevanti, per attribuire un significato personale e critico. Gli studenti (ma anche adulti ed educatori) sono immersi in un continuum di notifiche, messaggi, informazioni, dove la qualità e la verità non sono necessariamente dei requisiti.

Dire che tutto questo avviene fuori dalla scuola e quindi non la riguarda è ignorare un dato di realtà: come si può credere che la scuola e gli insegnanti non debbano avere un ruolo importante in questo scenario?

 Chi, se non la scuola, può insegnare ai ragazzi come analizzare criticamente il significato delle informazioni? Chi può insegnare loro come attribuire qualità e priorità, come creare relazioni tra informazioni? Chi è in grado di proporre dei modelli alternativi di informazione, basati su qualità e verità? 

Da dove partiamo?

Come orientarsi in questo contesto, nel quale le spinte al cambiamento provengono da molte direzioni e nel quale ci troviamo spesso disorientati e senza punti di riferimento già pronti?

Partiamo con il piede giusto: liberiamoci dagli equivoci che ostacolano la didattica

È probabile che gli equivoci siano di più, ma questi li sento ripetere troppo spesso nelle scuole:

  • il mito della competenza tecnologica degli studenti;
  • il digitale antagonista di tutto ciò che non lo è;
  • la mia didattica funziona: perché stravolgerla per introdurre cose nuove?

Non tutte le strade sono da costruire ex-novo

Non tutto va abbandonato quando si cerca di cambiare. Facciamo conto su ciò che funzione nell’apprendimento e nella didattica:

  • prendiamoci il tempo per introdurre i cambiamenti poco a poco;
  • facciamo rete;
  • recuperiamo la curiosità.

Il mito della competenza tecnologica degli studenti

Quante volte abbiamo sentito dire che gli studenti e i ragazzi ne sanno molto più di noi in fatto di tecnologia?
Di fronte alla sicurezza con la quale essi utilizzano le tecnologie alcuni docenti si sentono messi in discussione nel proprio ruolo e reagiscono difendendosi, tenendo la tecnologia fuori dalla scuola o affermando che non li riguarda.

Bene, liberiamoci subito da questo equivoco: la confidenza tecnologica non coincide con la consapevolezza tecnologica. La confidenza che i ragazzi dimostrano non equivale al possesso di competenze digitali: le competenze si costruiscono in un processo complesso, che richiede tempo, sforzo e guida.

Nella scuola sono i docenti ad avere un ruolo guida nella formazione delle competenze degli studenti, sia digitali che non.
I docenti non sono in discussione, anzi! Sono importanti, centrali. L’apprendimento passa prima di tutto attraverso una relazione. Quando mai uno strumento tecnologico potrà sostituire l’insegnante?
Mentre il ruolo non è in discussione, la sfida educativa richiede a un educatore di mettersi costantemente in discussione per poter formare non solo alla conoscenza, ma a quelle competenze che consentiranno agli studenti di leggere e capire il mondo nel quale vivranno, lavoreranno e saranno cittadini, così che potranno contribuirvi in modo personale e con piena soddisfazione di sé.

La mia didattica funziona! Perché cambiare? Le “nuove” sfide

Ma sono davvero sfide completamente nuove o è una preziosa occasione per andare al centro del processo di insegnamento e di apprendimento, finalmente?

In una società dove l’accesso alle informazioni è così facilitato, non si tratta più di possedere solo informazioni, ma sempre più della capacità di selezionarle in base a criteri di qualità e veridicità, di sviluppare un pensiero critico, di sapere come e perché mettere in pratica le conoscenze acquisite, soprattutto in un contesto sempre più multiculturale e globale.

Sono tutte competenze che già i ragazzi dovrebbero apprendere ed esercitare nella scuola. Aumentando le informazioni a disposizione, anche al di fuori della scuola, queste competenze diventano ancora più urgenti, fondamentali:

    • imparare a progettare e a risolvere problemi;
    • imparare a gestire il tempo e i contenuti;
    • imparare ad accedere alle informazioni, valutarle, selezionarle, attribuire un significato e un valore;
    • imparare a creare relazioni significative;
    • imparare a scegliere il registro migliore in funzione del canale comunicativo e dell’interlocutore per condividere e pubblicare;
    • imparare a collaborare con i compagni (con i colleghi… 🙂 );
    • mettere il proprio talento nel gruppo per raggiungere piena consapevolezza e soddisfazione di sé, lavorando per ottenere un risultato.

Sono tutte competenze di base, a prescindere dagli strumenti tecnologici e dai media sociali, ma che questi rendono indispensabili. Il nostro mondo si è arricchito di nuovi strumenti e canali di comunicazione. E come voi sapete bene, il canale e lo strumento determinano il contenuto, il modo in cui viene costruito, distribuito, fruito. Ecco perché un insegnante oggi dovrebbe conoscere anche i canali digitali e le modalità di interazione che essi presuppongono, senza perdere di vista gli obiettivi finali.

Digitale VS Analogico: non è una partita di campionato!

Esprimo un mio parere personale, con ferma convinzione. Sono davvero stanca di sentire nella scuola tante discussioni e polemiche su opposizioni che nella realtà non esistono:

testo di carta VS testo digitale
scrittura a mano VS scrittura con computer o tablet
apprendimento di nozioni importanti VS apprendimento attraverso il fare

Potrei continuare con una lista lunghissima.
Mi chiedo: perché mai mettere così tanta energia su ciò che è strumentale e così poca sul destinatario e dunque l’obiettivo finale della didattica, cioè lo studente?

Stiamo parlando semplicemente di strumenti e metodi con i quali ogni insegnante ha l’opportunità (non l’obbligo) di comporre un “bouquet” vario ogni giorno, in funzione delle esigenze dello studente e della classe che ha di fronte, consentendo a lui di esercitare competenze diverse ma ugualmente importanti per la sua crescita e per la sua vita.

L’insegnante non gioca al campionato con il tempo e le vite dei ragazzi: innovare non significa eliminare tutto ciò che si è fatto e buttarsi in tutto ciò che è nuovo. Significa scegliere consapevolmente che cosa utilizzare per ottenere un risultato. E per scegliere consapevolmente occorre prima conoscere e padroneggiare, e questo è vero anche per gli strumenti e i canali digitali.

Conoscere e padroneggiare nuovi strumenti e modalità richiede tempo! Come fare?

L’insegnante è sempre in lotta con il tempo: a scuola lezioni, riunioni, impegni burocratici; a casa preparazione delle lezioni, correzioni, programmi… Introdurre novità è faticoso, significa fare spazio dove a volte lo spazio non c’è. Come fare?

Durante gli incontri di formazione, prima di mostrare un nuovo strumento, chiedo:

 “Lo sapete come si mangia un elefante? Un pezzo per volta! :-)” 

Per cambiare non serve stravolgere tutto subito. Si parte da piccole cose, semplificando i problemi complessi in problemi più semplici, più facilmente gestibili e “digeribili”.
Si prova ciò che è alla nostra portata, si continua a utilizzare ciò che funziona e si abbandona ciò che non funziona. Se ciò avviene con costanza e sistematicità i risultati arrivano, e alla fine ci stupiremo… di aver mangiato un elefante!

Recuperiamo la curiosità!

Ogni apprendimento spontaneo nasce da un bisogno, da una domanda che cerca una risposta, da una curiosità. L’apprendere non avviene solo nella scuola, ma è nella scuola che dovrebbe trovare alimento, strumenti, consapevolezza, soddisfazione.

Devo dirvi con ammirazione: l’insegnante è un curioso e un appassionato indomabile, per riuscire a fare questo mestiere tutta la vita! Non credete? E sa che occorre partire dal bisogno di sapere, dalle domande e la curiosità degli studenti perché essi siano davvero coinvolti. Ciò che vale per lui vale anche per loro.
Non significa fare solo ciò che a loro piace o li diverte: è piuttosto l’arte di sorprenderli, di presentare loro una sfida anziché una risposta preconfezionata, di fare emergere le domande che nascondono nel cuore e nella mente. Senza nascondere che la fatica è una componente del successo e della soddisfazione.

Tutto bello, ma come si sposa la curiosità con il programma scolastico?

Non è facile. Ma vorrei raccontare ciò che una maestra elementare un giorno mi ha confidato:

Quando ero una giovane maestra pensavo di dover fare tutto il programma: erano tantissime cose ed ero sempre affannata. Poi ho capito che non sarà mai possibile fare tutto ciò che andrebbe fatto, e a dire il vero non serve nemmeno! L’insegnante ha il coraggio di scegliere che cosa proporre ai propri studenti, individuando le priorità e sapendo che l’apprendimento non è un percorso lineare. E mai, dico mai, rinunciando ad alimentare quella fiamma di curiosità che vedo brillare nei loro occhi.

E per finire…

Siamo arrivati all’origine di tutto e al fine ultimo: lo studente. Soddisfazione e cruccio di ogni insegnante. Spesso un mistero difficile da penetrare, da raggiungere, da coinvolgere.
Abbiamo detto che l’apprendimento passa attraverso una relazione. Questo aspetto è una delle componenti più faticose e difficili dell’essere insegnante. Perché occorre molta energia, delicatezza, fermezza e passione per riuscire ad avvicinare e conoscere in ognuno di loro un intero mondo e guidarli a esprimere il meglio di sé.

Come in un’orchestra,

“ogni studente suona il suo strumento, non c’è niente da fare. La cosa difficile è conoscere bene i nostri musicisti e trovare l’armonia. Una buona classe non è un reggimento che marcia al passo, è un’orchestra che prova la stessa sinfonia. E se hai ereditato il piccolo triangolo che sa fare solo tin tin, o lo scacciapensieri che fa soltanto bloing bloing, la cosa importante è che lo facciano al momento giusto, il meglio possibile, che diventino un ottimo triangolo, un impeccabile scacciapensieri, e che siano fieri della qualità che il loro contributo conferisce all’insieme. Siccome il piacere dell’armonia li fa progredire tutti, alla fine anche il piccolo triangolo conoscerà la musica, forse non in maniera brillante come il primo violino, ma conoscerà la stessa musica. Il problema è che vogliono farci credere che nel mondo contino solo i primi violini”. Daniel Pennac, Diario di Scuola

Cari docenti, vi ringrazio per aver passato un po’ del vostro tempo con me.
Mi troverete qui, insieme alle persone che con impegno e professionalità stanno rendendo possibile l’apertura e la vita di questo spazio. Raccontateci la scuola che vorreste e la scuola che vivete.
I commenti sono a vostra disposizione!

Michela


COMMENTI

  • Elisa Spiroddi

    8 novembre 2017

    Rispondi

    Che belle parole, Michela! Grazie per aver dato forma ai miei pensieri! Sono convita che noi insegnanti siamo importanti, ma spesso siamo i primi a sottovalutarci o a chiedere poco da noi stessi. Possiamo e dobbiamo sforzarci di capire un mondo in continuo cambiamento, non sempre facile da decifrare; lo dobbiamo ai ragazzi che ci sono stati affidati e che contano su di noi per diventare uomini e donne mature.

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      Michela Barbieri

      8 novembre 2017

      Rispondi

      Cara Elisa,
      Grazie per il tuo commento. Sono felice che tu ti ritrovi nelle mie parole e che in qualche modo ciò che ho scritto possa dare voce a ciò che è nel cuore e nella fatica quotidiana degli insegnanti. Non sottovalutarti: tu e gli altri docenti siete preziosissimi perché tessete una parte importante del futuro di tanti ragazze e ragazzi, dando loro strumenti e modelli per diventare veri adulti. Resta con noi: ci sono tanti docenti come te nella scuola italiana, saremo felici di poterti mettere in contatto con loro e fare rete! a presto 🙂

  • walter

    8 novembre 2017

    Rispondi

    vi prego, in ginocchio, se qualcuno lassù al ministero vi ascolta ditegli 3 cose, solo 3:
    abolite l’alternanza scuola lavoro nei licei
    abolite o cambiate completamente il colloquio all’esame di stato
    riducete i programmi di matematica e fisica del liceo scientifico
    ce ne sarebbero altre 100 di cose da chiedere ma, in ginocchio, ripeto, dite almeno queste 3

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      Michela Barbieri

      8 novembre 2017

      Rispondi

      Caro Walter,
      raccontaci il perché delle tue richieste. Potrebbe essere il primo passo per trovare una soluzione! 🙂

    • Annamaria Bove

      8 novembre 2017

      Rispondi

      e vogliamo parlare dell’esame di terza media? Cinque giorni di scritti di cui uno Invalsi con italiano e matematica!

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        Michela Barbieri

        8 novembre 2017

        Rispondi

        Annamaria, Walter che cosa proponete in alternativa?

  • Beatrice

    8 novembre 2017

    Rispondi

    Ottima iniziativa… Trovo sempre utilissimo il confronto con l’esperienza degli altri: sia per rassicurarmi circa il fatto che il nostro ” mestiere” è impegnativo non solo per me, sia per imparare dai miei colleghi nuove strategie per essere più efficace ogni giorno! Buone vacanze rigeneranti a tutti!

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      Michela Barbieri

      8 novembre 2017

      Rispondi

      Cara Beatrice, grazie per il tuo incoraggiamento e per l’apprezzamento di questo spazio. Facciamo rete, come dici tu è importante sia confrontarsi per imparare dagli altri sia sapere che un insegnante non è solo nelle sfide e nelle difficoltà che affronta quotidianamente! Buone vacanze e ti aspettiamo a settembre 🙂 PS: il nostro blog resta aperto anche d’estate, non perdere l’edizione estiva della nostra newsletter che raccoglie gli articoli più significativi.

  • Angela

    8 novembre 2017

    Rispondi

    Grazie per aver creato questo Blog. Per me è molto importante il confronto con altri insegnanti, anche perché io insegno in una scuola molto piccola dove è difficile avere occasioni di scambio di esperienze. Perciò ritengo che questa iniziativa mi sarà molto utile .

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      Michela Barbieri

      8 novembre 2017

      Rispondi

      Cara Angela, grazie a te! La tua testimonianza conferma che in Italia ci sono insegnanti speciali che hanno voglia di costruire insieme. Faremo di tutto perché questo spazio possa essere una opportunità per incontrare e conoscere chi ha le tue stesse esigenze e può condividere con te difficoltà, suggerimenti e soluzioni 🙂

  • Lara Borghi

    8 novembre 2017

    Rispondi

    Complimenti per l’iniziativa. Grazie per averla pensata e attuata! Come è stato detto…un luogo dove parlare di scuola da chi la scuola la fa tutti i giorni e sa di che cosa si tratta realmente… una speranza però è quella che non si trasformi in un luogo di lamentela, polemica e critica distruttiva…perché sinceramente sono stanca di ciò! La scuola ha bisogno di costruttori, con l’autonomia ogni docente è diventato soggetto attivo e quindi responsabile del progetto istruzione-educazione.

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      Michela Barbieri

      8 novembre 2017

      Rispondi

      Cara Lara, grazie per il tuo sostegno. Crediamo nella critica e nel confronto, perciò questo spazio sarà aperto a tutti, ma con l’invito allo spirito costruttivo. Sono assolutamente d’accordo sul fatto che una scuola migliore si fa con docenti che affrontano le difficoltà sentendosi chiamati in prima persona a costruire. Non è facile, naturalmente, ma INSIEME è possibile 🙂

  • laura

    8 novembre 2017

    Rispondi

    non sono molto creativa e benchè mi sia ormai chiara e condivisibile la teoria che soggiace alle competenze non nego che mi trovo in difficoltà a creare percorsi avvicenti e pluridisciplinari che mi consentano di osservare le competenze inoltre trovo difficile conciliare la didattica per competenze che pone l’enfasi più sul percorso degli studenti e sull’osservazione tramite griglie da parte degli insegnanti con il fatto di arrivare comunque ad un voto, unico parametro realmente preso in considerazione da genitori e studenti, che quindi richiede le misurazioni, i test “one shot”, le interrogazioni e le verifiche su conoscenze e abilità
    Le ore da 50 minuti poi non favoriscono

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      Michela Barbieri

      8 novembre 2017

      Rispondi

      Cara Laura, segnali una difficoltà che moltissimi insegnanti in Italia oggi vivono. Il cambiamento non è facile, come giustamente scrivi: innanzitutto le valutazioni delle competenze non sono immediatamente riconducibili alla misurazione che viene fatta quotidianamente nella scuola e viene poi riportata nei registri, nelle comunicazioni alle famiglie, negli esami. Inoltre – sembra paradossale ma è davvero così – sono proprio i genitori e gli stessi studenti a non accettare il cambiamento, in quanto hanno “bisogno” del voto numerico. Il voto può essere positivo o no, ma almeno è qualcosa di facilmente e immediatamente comprensibile, di gestibile emotivamente e psicologicamente. Non darti per vinta! Mangia l’elefante un pezzo per volta 😉 e resta collegata con noi. Apriremo senz’altro uno spazio di condivisione e di confronto sulle competenze, in modo che chi sta sperimentando come te in questo ambito trovi l’occasione di confronto e un aiuto concreto durante l’anno scolastico. Grazie per la segnalazione, da parte nostra e dei tuoi colleghi insegnanti !

  • Angelo Sintini

    8 novembre 2017

    Rispondi

    Grazie per aver creato queste pagine: definiscono un punto di vista punto di vista che trovo molto condivisibile. In particolare mi riferisco a questi aspetti:
    1 – l’insegnante deve saper scegliere “quali cose fare” e “come farle”
    2 – la confidenza tecnologica non coincide con la consapevolezza tecnologica
    3 – le “relazioni” (quelle orizzontali come quelle verticali) sono al centro del processo di apprendimento
    4 – la tecnologia è un elemento imprescindibile per costruire una rete di relazioni efficaci
    Non sono certo questi i soli ambiti in cui riflettere, non credo sia questo l’indice degli argomenti; credo però che un indice sia necessario per poter mangiare l’elefante.

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      Michela Barbieri

      8 novembre 2017

      Rispondi

      Caro Angelo, grazie a te per la sintonia che hai espresso sui temi principali proposti come punto di partenza.
      Come giustamente osservi, non ho descritto tutti gli ambiti su cui riflettere: avremo l’occasione di riprenderli ancora in questo blog, anche grazie ai tuoi suggerimenti e a quello degli altri colleghi insegnanti, e di discuterli con maggiore spazio.

  • Chiara Spalatro

    8 novembre 2017

    Rispondi

    Condivido dalla prima all’ultima parola di questo stupendo articolo di “inaugurazione” di un blog che sono certa avrà grandissimo successo, viste le premesse su cui si fonda e gli obiettivi che si propone! Mi piace particolarmente l’idea di partire dallo studente… non è sempre così scontato! Se tutti noi docenti lo facessimo la scuola sarebbe migliore 🙂 E non ci sarebbero quelle assurde e infondate polemiche o resistenze sull’introduzione delle nuove tecnologie (e metodologie). Parlo di questo argomento perché è il mio “campo d’azione”. Sono insegnante, formatrice e animatore digitale e ne vedo delle belle!! Come è possibile non accorgersi che i bisogni dei nostri studenti, rapportati alla società odierna, sono drasticamente cambiati? Come si fa a pretendere che i metodi e gli strumenti di insegnamento che si usavano anche solo dieci anni fa funzionino ancora oggi? Perché ostinarci nella nostra autoreferenzialità e non sfruttare l’opportunità di fare rete che il Web e i nuovi strumenti digitali offrono a noi insegnanti per confrontarci, formarci, imparare? Perché non guardare avanti? Bisogna cambiare impostazione, bisogna cambiare cultura del fare scuola, bisogna cambiare “testa”!!! Complimenti innanzitutto a Michela per l’articolo e gli stimoli che propone, complimenti a bSmart per l’ambizioso progetto e in bocca al lupo al “neonato” blog 🙂

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      Michela Barbieri

      8 novembre 2017

      Rispondi

      Cara Chiara, grazie per i tuoi complimenti e per gli auguri!!! Puoi contare fin da ora sul fatto che metteremo completamente noi stessi e la nostra passione in questo progetto, per contribuire a una scuola di qualità e per creare un luogo dove gli insegnanti diventano finalmente protagonisti. Insieme agli studenti, come giustamente hai sottolineato. Conosco la tua qualificata esperienza di formatrice e di insegnante-scrittrice sul tuo blog: il tuo contributo alla riflessione comune sarà senz’altro prezioso. Sono convinta che nella scuola ci siano tante esperienze di qualità che vanno valorizzate e portate alla conoscenza di tutti gli insegnanti, e anche del fatto che si possa lavorare sulle resistenze al cambiamento laddove il docente non si sente solo. Sono ottimista sulla nostra scuola 🙂 vedo tantissimi docenti che dal basso stanno cercando di migliorare ogni giorno la didattica. Facciamo massa critica! Facciamo rete

  • Annamaria Bove

    8 novembre 2017

    Rispondi

    Trovo questo Blog un ottimo punto d’incontro, un luogo virtuale dove confrontarsi, e forse anche un po’ sfogarsi, trovando qui colleghi che vivono la stessa esperienza. Mi allineo ai pensieri e alle domande di Chiara, vivendo come lei la stessa realtà di docente, animatore digitale e formatore docenti. Quest’anno ho visto e sentito tanto in giro, ma resto dell’opinione che, come dici tu, Michela e anche Chiara, l’alunno, lo studente, va posto al centro della nostra didattica, del nostro intervento educativo e tutto ciò che facciamo con il digitale non vuole cambiare o rivoluzionare la scuola, ma solo ed esclusivamente guidare i ragazzi ad un uso consapevole, costruttivo, produttivo del digitale, perchè non basta aver praticità del mezzo e saper smanettare è necessario altro e la scuola deve dare queste competenze.

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      Michela Barbieri

      8 novembre 2017

      Rispondi

      Cara Annamaria, grazie per il tuo contributo. Il digitale è uno strumento che si è inserito nelle nostre vite aggiungendovi complessità, ma anche ricchezza. Sono d’accordo sul fatto che sia una opportunità che presuppone una conoscenza consapevole. Solo dopo diventa una opportunità!

  • Grazie per questo spazio di condivisione! Sono convinta che il processo di insegnamento/apprendimento oggi abbia delle opportunità irrinunciabili, ma che non cambiano il fatto che lo studente sia al centro del processo nella relazione educativa. La relazione è l’aspetto fondamentale, quindi i canali e gli strumenti che la tecnologia offre alla didattica devono essere scelti e utilizzati in modo mirato, e no possono non formare parte della competenza degli insegnanti. Se è vero che i mezzi modulano i contenuti, direi che incidono anche nelle relazioni: noi docenti quindi siamo tenuti a conoscerne le potenzialità e le ricadute positive sulla didattica. Il loro utilizzo inoltre, ci chiede di agire da guida agli alunni, poiché in genere il loro saper fare con le tecnologie non corrisponde ad un utilizzo consapevole e critico. Curiosità e passione, sempre!
    Grazie Michela!

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      Michela Barbieri

      8 novembre 2017

      Rispondi

      Curiosità e passione, sempre! Grazie a te Rosanna per ricordarcelo. Hai scritto molto giustamente che i mezzi incidono anche sul tipo di relazione che si instaura. Questo è un tema che occorre tenere ben presente quando si porta i ragazzi a sperimentare e a sviluppare un senso critico.

  • Anna Laghigna

    8 novembre 2017

    Rispondi

    Ciao!
    Ottima idea questo blog! Anche se temo che continueremo a “raccontarci le cose” fra di noi!
    Purtroppo, il problema é la disseminazione. Come animatore digitale sono partita con grande entusiasmo e, nonostante sia riuscita a portare a casa qualche buon risultato, devo dire che ora mi sento sfiduciata. Molti colleghi non rispondono nemmeno alle mie mail, figurati leggere un blog!!
    Forse sono solo stanca, ma vorrei mollare tutto e tornare a lavorare solo con le mie classi, che sono poi la mia fonte di gioia e di ispirazione!
    Sono molto d’accordo sull’approccio student-centred e task-based. Alla domanda: come dovrebbe essere la scuola? Credo che chiunque riuscirebbe a rispondere facilmente con un minimo sforzo. Sarebbe sufficiente aggiungere qualche parola in piú: Come dovrebbe essere la scuola dei miei figli? Ecco, tutto qui… non degli altri, dei miei ragazzi! In questi anni, mi é capitato di parlare con colleghi assolutamente contrari alla tecnologia perché “i ragazzi devono imparare a pensare criticamente” che poi avrebbero voluto mandare i loro figli nella mia classe!
    Io vorrei che la scuola fosse un luogo in cui i ragazzi sono felici di entrare la mattina, non un posto dal quale sognano di uscire il piú presto possibile! Io vorrei una scuola di talenti e creativitá, non di ragazzi divisi in classe in base all’etá e che si annoiano! Io vorrei una scuola che non persegue la mediocritá, allineando tutti su parametri bassi ma che aiuti i ragazzi a sviluppare i propri talenti e a creare un mondo diverso! E con questa me ne torno a sognare sui miei amati monti alpini! Ciao

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      Michela Barbieri

      8 novembre 2017

      Rispondi

      Cara Anna, grazie per il tuo apprezzamento ma anche per il bagno di realtà. La stanchezza e la delusione sono purtroppo sentimenti che sento raccontare spesso da tanti animatori digitali. Se l’animatore è un Atlante che regge il peso del cambiamento da solo non ci sono possibilità di incidere in profondità e la sensazione di solitudine mette in crisi anche le persone più motivate. Il senso di squadra nella scuola è disseminato ampiamente – come provano tutti i vostri commenti e la vostra disponibilità a mettervi in gioco – purtroppo in luoghi diversi. E’ importante che venga seminato (ma non da una persona sola!) anche nei luoghi dove ciascuno lavora, e la semina è lunga e faticosa. Questo sarà senz’altro uno dei temi che cercheremo di affrontare insieme su questo blog, con suggerimenti di tipo pratico.


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