Skip to main content

I bambini della scuola primaria riescono a mantenere la concentrazione per 15 minuti al massimo, mentre in età adolescenziale questa soglia arriva a 30-45 minuti, un tempo comunque inferiore alla durata della canonica “ora” di lezione. Catturare l’attenzione dei propri studenti è diventata una vera impresa.

L’impostazione didattica in cui c’è un docente che spiega e una classe che ascolta è un modello che sta gradualmente perdendo di efficacia.
Come fare a rendere le proprie spiegazioni più partecipate dall’inizio alle fine? Una soluzione potrebbe essere sperimentare una o più metodi alternativi alla classica lezione.
Le strategie didattiche sono numerose ma in questo articolo vogliamo presentarvene cinque, tutte da provare!

Strategie di apprendimento: sperimentare per migliorare

Alcune strategie didattiche funzionano meglio in alcune classi mentre altre potrebbero non dare i risultati sperati.
Ciò capita perché tutti noi apprendiamo in modo diverso e ogni persona ha un approccio differente quando si tratta di imparare qualcosa di nuovo. Quando metterete in pratica uno o più di queste metodologie, noterete che alcuni studenti si trovano più a loro agio un lavoro collaborando con gli altri alla risoluzione di un problema, mentre hanno la capacità di ricordare immediatamente definizioni e concetti quando queste vengono esposte tramite immagini.

Il consiglio che vi diamo è quello di iniziare a introdurre un po’ alla volta queste strategie nella vostra classe e di osservare quelle che hanno un effetto positivo sui vostri studenti. Con il tempo sarete in grado di riconoscere quali sono le tipologie di interazioni più efficaci. O, in alcune situazioni, potreste addirittura spiegare lo stesso argomento lasciando al singolo studente della modalità di apprendimento preferita.

Strategia didattica - Active learning

L’attivismo pedagogico aiuta a formare negli studenti un pensiero critico consapevole.

1) Attivismo pedagogico (Active Learning)

L’apprendimento attivo è una strategia didattica che aiuta gli studenti a riflettere in autonomia sul concetto che stanno imparando.
Si tratta di un metodo già teorizzato a fine del 1800, prevalentemente da John Dewey, un filosofo statunitense famoso per le sue innovazioni nel campo della pedagogia. Maria Montessori ispirò il suo metodo basandolo proprio sull’Active learning.

Gli studenti sono soggetti attivi dell’azione di apprendimento perché vengono coinvolti in prima persona. L’attenzione non è rivolta all’acquisizione del concetto in sé, bensì sullo sviluppo delle capacità critiche. Il docente assume il ruolo di guida, abbandonando la figura di colui che trasmette conoscenze.

Alcune attività tipiche dell’Active learning sono:

  • Domande reciproche: chiedere agli di porre delle domande sulle lezioni precedenti;
  • Momenti di pausa: fare brevi pause ogni 15-20 minuti per fare in modo che il cervello degli studenti si rilassi mentre discutono tra loro ponendo domande o risolvendo insieme problemi inerenti al tema oggetto della lezione.
  • Annotare la difficoltà: invitare gli studenti a segnare quale è stato il concetto più difficile appena ascoltato. Queste note saranno utilizzante per avviare i lavori della lezione successiva (riprendendo l’iter dal primo punto).

2) Visualizzazione (Visualisation)

Alcuni concetti sono troppo noiosi finché non vengono resi più coinvolgenti con un’esperienza pratica o sottolineando le ricadute di un concetto facendo degli esempi di applicazioni nella vita reale. Visualizzare un concetto, dunque, aiuta gli studenti a crearsi un’immagine più definita e chiara dell’oggetto di studio; quanto più la singola nozione è tradotta in esempi e applicazioni effettive, tanto più quest’ultima viene appresa con facilità perché potrà essere ricondotta ad un’esperienza che sarà andata oltre la semplice lettura.

Per questa strategia di apprendimento, i materiali digitali sono sicuramente dei validi alleati dei docenti: foto, video, animazioni e suoni possono essere mostrati in classe o assegnati come approfondimento a casa. bSmart, la nostra piattaforma per la didattica digitale, punta molto proprio sull’utilizzo di contenuti multimediali a corredo del libro di testo. La maggior parte dei libri consultabili contiene materiali extra per un insegnamento più interattivo.

Strategia didattica - inquiry-based learning

L’inquiry-based learning sfrutta i passaggi del metodo scientifico per favorire l’apprendimento.

3) Insegnamento basato sull’indagine (o Inquiry-based learning)

Questa strategia didattica condivide lo stesso obiettivo pedagogico con l’Active learning, e cioè di stimolare un pensiero critico nello studente. Per quanto riguarda le modalità, però, si differenzia dall’attivismo pedagogico per accostarsi a quello metodo scientifico. L’Inquiry-based learning cioè un apprendimento basato su una sequenza di fasi ben definite e, se ben applicato, è uno dei metodi più apprezzati dagli studenti.
Le fasi iniziano con la formulazione di alcune domande e terminano con le conclusioni da confrontare con i risultati aspettati.
Più nello specifico, i passaggi previsti dal metodo sono:

  1. porsi alcune domande di indagine;
  2. raccogliere informazioni e/o evidenze utili all’analisi;
  3. strutturare possibili spiegazioni;
  4. interpretare tali formulazioni;
  5. trarre conclusioni e confrontarle con le assunzioni iniziali.

Visto che differenza tra l’insegnamento basato sull’indagine si discosta molto dalla didattica classica frontale, se siete interessati a questa strategia vi consigliamo di introdurla per step nelle vostre attività didattiche. Lo stesso metodo prevede diversi livelli di applicazione, dal più semplice al più articolato:

  • indagine confermatoria: gli studenti svolgono indagini su fatti e fenomeni noti;
  • indagine strutturata: gli studenti svolgono indagini per rispondere ad una domanda proposta dall’insegnante e seguendo un procedimento dato;
  • indagine guidata: gli studenti svolgono indagini per rispondere ad una domanda proposta dall’insegnante ma creano un proprio procedimento;
  • indagine aperta: gli studenti svolgono indagini scegliendo la domanda di ricerca e definiscono il procedimento da seguire.

4) Gamification

Ne avrete sicuramente già sentito parlare: la gamification è un termine utilizzato per descrivere l’introduzione di meccanismi tipici del gioco all’interno dell’esperienza di apprendimento. Ne abbiamo già parlato in passato su questo blog, quindi vi rimandiamo all’articolo dedicato al tema.

Al di là delle applicazioni pratiche, è importante ricordare che il nostro cervello ricorda più facilmente qualcosa che ha appreso mentre svolgiamo un’attività che ci piace. Usare le meccaniche ludiche in contesti educativi può essere molto efficace per trasferire concetti, abilità e competenze attraverso momenti di divertimento e di compartecipazione.

5) Apprendimento cooperativo (o cooperative learning)

Parola d’ordine: lavoro di gruppo. L’apprendimento cooperativo prevede la pianificazione delle attività con chiare istruzioni, l’attribuzione dei ruoli di ciascun studente all’interno del gruppo e la definizione degli obiettivi che si intendono raggiungere.
I docenti che utilizzano questo metodo ritengono che il valore della cooperazione, del lavoro di squadra e della collaborazione siano elementi centrali nella propria programmazione didattica. Inoltre, gli studenti che sperimentano il cooperative learning acquisiscono delle competenze molto utili per quando entreranno nel mondo del lavoro.

I benefici di questa strategia didattica sono numerosi, ma tra i più importanti possiamo citare: la promozione dell’interazione sociale, l’aumento della fiducia in se stessi degli studenti, il miglioramento delle competenze collaborative degli studenti e il miglioramento delle loro capacità decisionali.

Come metterlo in pratica il Cooperative learning? Le applicazioni sono molteplici, ma se volete sperimentare velocemente questo metodo potete chiedere ai vostri studenti di svolgere alcune attività a gruppi di due. L’attività non deve riguardare l’apprendimento di una nozione ma la discussione di un argomento o la risoluzione di un problema. Al termine dell’attività ogni coppia relaziona alla classe la propria attività, condividendo con tutti gli altri l’esperienza della collaborazione.

Esistono molti altri strategie di apprendimento che potete sperimentare con le vostre classi, ma queste sono tra le più diffuse per la loro semplicità di applicazione e per il gradimento da parte degli studenti. Voi ne utilizzate altre? Vi piacerebbe un approfondimento specifico per ognuna delle strategie, magari corredato da esempi pratici? Raccontatecelo nei commenti!

Gestione memoria - bSmart Books
blank

Matteo è Head of Communication & CRM di bSmart Labs. Solitamente scrive. Quando non è impegnato in questa attività legge o vaga per le montagne, senza mai allontanarsi troppo da un computer connesso a internet.

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Share via
Copy link