Che cos’è l’Hikikomori? 

Questo fenomeno, come potrete intuire dal nome, ha origini asiatiche ma negli ultimi anni si è diffuso notevolmente anche in Occidente, in particolare in Italia. Nel nostro Paese, infatti, si contano oltre 100mila casi, ma fare una stima precisa non è semplice.

Abbiamo avuto il piacere di intervistare Elena Carolei, presidente dell’associazione Hikikomori Italia Genitori Onlus. Grazie a lei abbiamo potuto scoprire di più su questo disagio e ci ha anche dato dei consigli su come intercettarne i primi segnali e come comportarsi.

Hikikomori

Hikikomori: l’intervista a Elena Carolei

1) Mi può fare una presentazione dell’associazione Hikikomori Italia?

Hikikomori Italia è un progetto nato nel 2016 da Marco Crepaldi, psicologo milanese che, dopo gli studi, ha avuto l’intento di attivare strumenti per aiutare i ragazzi con problemi di ritiro sociale, cioè quelle migliaia ragazzi che si chiudono nella propria stanza ed evitano le relazioni.

Marco Crepaldi e io ci siamo incontrati nel 2017, e abbiamo unito la sua esperienza professionale di psicologo sociale esperto di social media marketing, nonché di giovane attento alle dinamiche dei giorni nostri, con la esperienza mia e di altri genitori per dare vita a una struttura che da una parte raccogliesse il disagio delle famiglie (attraverso l’associazione Hikikomori Italia Genitori Onlus, di cui sono presidente io) e dall’altra raccogliesse in tutta Italia professionisti che sapessero fronteggiarlo, attraverso l’associazione Hikikomori Italia, di cui è presidente lui.

In questo progetto, in cui lavoro come volontaria, sto impiegando a favore delle famiglie la mia esperienza professionale di imprenditrice del terzo settore.

Il risultato è un organismo dalle alte potenzialità e molto articolato. Oggi Hikikomori Italia è una struttura nazionale basata su due rami, un’associazione nazionale di sostegno al ruolo genitoriale (Hikikomori Italia Genitori Onlus) e un’associazione nazionale cui sono convenzionati una cinquantina di psicologi e psicoterapeuti che ci aiutano a fronteggiare il fenomeno.

Hikikomori Italia

2) Quali sono i numeri dell’Hikikomori in Italia? Qual è l’età media di chi ne soffre?

I genitori iscritti al gruppo Facebook Hikikomori Italia Genitori sono 3300, ma stimiamo che in Italia più di 100.000 giovani soffrano di questo problema. Non ci sono statistiche ufficiali, anche perché è difficilissimo raggiungere persone che vivono chiuse nelle loro abitazioni e non hanno una vita sociale.

Inoltre, il fenomeno è talmente sconosciuto, che viene spesso superficialmente scambiato per indolenza o pigrizia, e viene tenuto celato dalle famiglie stesse perché viene purtroppo spesso ritenuto l’effetto di metodi educativi errati.

L’età di insorgenza media, secondo una nostra indagine del 2018, è di circa 15 anni, ma ora, a seguito delle misure restrittive legate alla pandemia Covid, stiamo notando che l’età di insorgenza si è spesso abbassata attorno ai 12 anni di età.

 

3) Come riconoscere i primi segnali? Come deve approcciarsi la famiglia?

I primi segnali si possono riscontrare in una riluttanza del ragazzo ad affrontare le situazioni sociali, soprattutto con i coetanei. Successivamente cerca anche di evitare la scuola, adducendo malesseri di vario tipo, dando il via a una frequenza sempre più saltuaria. I genitori normalmente si allarmano solo quando comprendono che l’interruzione della frequenza scolastica assume carattere stabile o definitivo, ma ci sono diversi altri segnali che possono far comprendere che ci si sta avviando in quella direzione.

La famiglia, se ha la sensazione che il figlio stia percorrendo questa strada, dovrebbe cercare un rapporto empatico con lui, per fargli capire che viene compreso nelle sue difficoltà; risulta invece controproducente sgridarlo o sollecitarlo per tenere fede agli impegni che non riesce a gestire.

Hikikomori

4) Come ci si comporta quando si ha la certezza di avere a che fare con un Hikikomori? Errori da evitare, approcci positivi…

L’associazione ha predisposto diversi suggerimenti per le famiglie che qui sarebbe troppo difficile esporre. In ogni caso un punto di partenza molto utile per i genitori è allentare le pressioni, le aspettative sociali (uscite, impegni esterni, frequenza scolastica…), e cercare di comprendere il dolore che sta vivendo il figlio ed entrare in empatia con lui. Solo così si potrà creare l’alleanza per fronteggiare congiuntamente il problema.

 

5) Quale disagio si cela dietro all’Hikikomori? Cosa cambia dalla depressione?

I ragazzi hikikomori si ritirano principalmente perché provano vergogna e paura del giudizio. Si tratta di un vissuto molto doloroso e profondo che rende molto difficile mettersi in relazione con gli altri. Il loro tono d’umore è spesso alto, da come si percepisce attraverso le loro chat e gli scambi online attraverso il pc. Se invece il ragazzo non comunica con i coetanei, nemmeno sconosciuti e lontani, attraverso videogiochi o pc, potremmo essere in presenza di situazioni più gravi.

Hikikomori

6) Quali figure esistono per accompagnare l’Hikikomori nel processo di guarigione?

Per parlare di guarigione dovremmo essere in presenza di una malattia. Hikikomori è invece una condizione di disagio che non è classificata come malattia. Quello che dobbiamo perseguire è piuttosto una ripresa di una progettualità sociale da parte del ragazzo. Innanzitutto è importante che la famiglia si rapporti correttamente, cercando di allentare la pressione cui si sente soggetto il ragazzo.

La famiglia è fondamentale perché è l’unico ambiente che i ragazzi frequentano e pertanto proprio al suo interno dobbiamo trovare le risorse per aiutarli. La attività dell’associazione Hikikomori Italia Genitori si basa su questo fondamentale principio, fornendo ai genitori incontri gratuiti mensili condotti da un professionista psicologo. Insieme a questo professionista le famiglie hanno la possibilità di analizzare l’intervento individuale più adeguato, solitamente privato, che potrà fare riferimento a educatori o psicologi che si seguano la famiglia o si rechino a domicilio.

 

7) Come fare sensibilizzazione? Voi, per esempio, ne fate nelle scuole?

La nostra associazione ha sottoscritto protocolli di intesa con la Regione Piemonte, l’USR del Piemonte e l’USR della Sicilia, ed è in un comitato tecnico del MIUR per la redazione di linee guida nazionali per le scuole di Italia.

In questi documenti abbiamo analizzato quello che ogni scuola può fare, nonostante le difficoltà, per aiutare i nostri ragazzi a raggiungere il successo formativo. Nel frattempo, organizziamo eventi di sensibilizzazione per la cittadinanza, corsi per professionisti e per le scuole che intendono approfondire il tema. I genitori che cercano aiuto possono unirsi al nostro gruppo Facebook Hikikomori Italia Genitori, le scuole e i professionisti che cercano aiuto, supporto, informazione e formazione possono scrivere a info@hikikomoriitalia.it, oppure a nomeregione@hikikomoriitalia.it, es. piemonte@hikikomoriitalia.it.

Anch’io sono a disposizione, chi vuole può scrivermi a elena.carolei@hikikomoriitalia.it.

Castaway on the moon

Una scena del film Castaway on the moon

 

Hikikomori: film e libri per sensibilizzare

In seguito, vi consigliamo alcuni film (anche corti e documentari) e libri che potete leggere e suggerire ai vostri ragazzi per fare sensibilizzazione su questo argomento così delicato.

  • Castaway on the moon (film, 2009): a Seul un uomo, dopo essere stato lasciato dalla sua ragazza e ritrovatosi completamente indebitato, tenta il suicidio gettandosi da un fiume. Sopravvive e si ritrova su una piccola isola che viene usata come discarica. Dopo alcuni fallimentari tentativi di fuga, decide di rimanere lì perché in città non ci sarebbe niente e nessuno ad aspettarlo. Tuttavia, non è davvero solo: una ragazza Hikikomori lo osserva, avendolo scambiato per un alieno e inizia a comunicare con lui.
  • American Hikikomori (cortometraggio, 2016): Isamu si trasferisce dal Giappone agli Stati Uniti per seguire alla sua famiglia. Il trasferimento in un altro continente si rivela profondamente traumatico e nessuno lo aiuta a integrarsi. Giorno dopo giorno, il ragazzino continua a isolarsi sempre di più.
  • Ho tutto il tempo che vuoi (film, 2020): Matteo ha deciso da tempo di non andare più a scuola e di vivere recluso nella sua cameretta, passando il tempo al computer. A cercare di aiutarlo interviene Sara, un’educatrice chiamata in causa dalla scuola e dai servizi sociali dal momento che la madre non è in grado di affrontare da sola il problema.
  • Essere Hikikomori: la mia vita in una stanza (documentario, 2022): quattro giovani ragazzi decidono di non uscire mai più dalla loro stanza. Non hanno uno scopo nella vita, non pensano più al futuro e vivono alla giornata. Il loro mondo sono le loro stanze da letto e i loro computer sono le loro finestre. Dormono di giorno e vivono di notte, comunicando solo online, dove non si sentono giudicati.

Infine, come libri vi consigliamo:

Per una lista sui migliori testi sull’argomento vi suggeriamo di guardare qui.



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