Pensi che il teatro sia una materia esclusiva per chi ha talento naturale? O che per organizzare attività teatrali in classe occorra essere attori professionisti? Se la risposta è sì, con questo articolo vogliamo farti cambiare idea.
Le arti performative non sono un lusso didattico, né un’attività riservata alle scuole con insegnanti specializzati. Sono uno strumento educativo concreto e accessibile a qualsiasi docente, di qualsiasi disciplina, che desideri attivare competenze spesso inespresse nei suoi studenti.
E se desideri un supporto strutturato per la progettazione, puoi sempre affidarti a chi è specializzato nel portare l’esperienza teatrale direttamente nelle tue classi (trovi maggiori info in fondo all’articolo!).
In questo articolo ti spieghiamo perché può aver senso proporre alla tua classe attività differenti dalla classica lezione frontale; e, oltre alla teoria, ti forniremo qualche spunto anche sul come farlo!
In Italia, ancora poche scuole hanno colto appieno questa opportunità. Ma le cose stanno cambiando: il Piano Triennale per le Arti (DL 60/2017) riconosce esplicitamente le arti performative come elemento centrale della formazione, e l’INDIRE continua a mappare buone pratiche in crescita.
E le prime (poche) evidenze confermano che il teatro può trasformare il clima della tua classe e migliorare il rapporto che i tuoi studenti hanno con l’apprendimento.
Non appena inizierai a percepire le potenzialità di questo approccio e vedrai con i tuoi occhi i benefici sulla tua classe, siamo sicuri che lo integrerai nella tua programmazione didattica.
Vediamo quindi come mettere in pratica l’attività teatrale con gli studenti. Qui sotto trovi alcune proposte: sono solo spunti che ti invitiamo ad adattare alla tua materia e alla tipologia di alunni. Abbiamo ragionato più per scenari e per obiettivi: intorno a una una soft skill che si vuole potenziare, ti suggeriamo alcuni scenari che affrontano gli argomenti del programma “mettendo in scena” situazioni più o meno reali.
Creatività: quando l’immaginazione aiuta a imparare

La creatività non è una dote innata. È una competenza che si allena. E il teatro è uno degli ambienti più potenti per farlo.
Quando i ragazzi partecipano ad attività drammatiche, non stanno solo “recitando”. Stanno risolvendo problemi in tempo reale, imaginando soluzioni alternative, scoprendo che non esiste una risposta unica e “corretta”. Questo tipo di pensiero divergente, cioè la capacità di generare più soluzioni possibili, è esattamente quello che serve negli ambienti accademici e lavorativi contemporanei. Insomma… recitare aiuta ragazzi e ragazze ad affrontare meglio il proprio futuro.
Pensa a quanto sia diverso questo approccio rispetto alla lezione frontale tradizionale, dove esiste spesso una sola risposta “giusta”. Nel teatro, tutto è possibile. Se gli studenti devono decidere quale dialogo viene dopo una scena, ogni proposta ha valore. Se devono inventare il finale di una storia, ogni versione è legittima. Questo sposta il focus dell’apprendimento da “indovinate cosa pensa il prof” a “create voi qualcosa di significativo“.
Scegli un testo breve come un brano di letteratura, una notizia di attualità o uno scambio di dialoghi completamente inventato e interrompilo a un punto di tensione narrativa. Chiedi ai ragazzi (in piccoli gruppi) di imaginare cosa accade dopo.
Devono creare una scena di 5-10 minuti e poi rappresentarla. Non è importante che sia “perfetta”: l’obiettivo è che mettano in gioco immaginazione e capacità di argomentare le loro scelte creative. Ogni gruppo propone una visione diversa; la discussione su quali funzionano meglio diventa essa stessa un’opportunità di apprendimento.
Puoi adattare questa attività a qualsiasi disciplina: una lezione di storia (“Cosa accade dopo la firma del trattato di pace?“), una di lingue straniere (“Continuate questo dialogo in inglese“), una di scienze (“Come reagisce il corpo a questo stimolo?”).
Autostima e fiducia: quando lo studente si sente visto

Gli adolescenti attraversano una fase particolare: desiderano essere riconosciuti, ma spesso temono il giudizio. Molti si “nascondono” dietro il ruolo di studente passivo, non perché non abbiano qualcosa da dire, ma perché non si sentono al sicuro nel dirlo.
Il teatro crea uno spazio dove quel silenzio può essere interrotto. Quando a uno studente viene dato un ruolo—anche minimo—in un’attività drammatica, e il suo contributo viene accolto e celebrato, accade qualcosa di profondo: inizia a vedersi come qualcuno che conta, che ha una voce che merita ascolto.
Questo è particolarmente potente per quegli studenti che non si sentono particolarmente a proprio agio durante le lezioni “classiche”. Uno studente che non brilla nei voti potrebbe scoprire di avere grande capacità espressiva, o intuito per i dettagli emotivi di un personaggio, o coraggio nel prendere inziative creative. Improvvisamente, l’idea che si ha di sé come “non bravo” inizia a sgretolarsi.
Organizza momenti regolari (anche brevissimi, 5 minuti al massimo) dove i ragazzi leggono brani (poesie, monologhi o dialoghi) davanti ai compagni. L’elemento cruciale: nessun voto, nessuna valutazione della performance. Solo ascolto rispettoso. Chiedi al pubblico di esprimere apprezzamento, non critiche. “Mi è piaciuto come hai enfatizzato quella parola“. “Ho sentito emozione nella tua lettura“.
Inizia con testi brevi e pubblici ristretti (solo la classe). Man mano che la fiducia cresce, puoi includere rappresentazioni leggermente più complesse o audience più ampie. L’idea è costruire gradualmente, senza bruciare i ragazzi con richieste troppo ambiziose subito.
Collaborazione e inclusione: quando la diversità diventa forza
Il teatro è intrinsecamente collaborativo. Non esiste una “performance di un attore solo”: anche il monologo trova il suo senso nel pubblico che ascolta. Questa natura collettiva ha effetti potenti sul clima di classe.
Quando i ragazzi lavorano insieme a un progetto teatrale, di qualsisiasi tipo, come la scrittura di una scena o di un’intera sceneggiatura, devono ascoltarsi davvero. Non è un ascolto passivo; è un ascolto attivo dove il contributo di ogni compagno incide sulla creazione condivisa. Questo insegna empatia, compromesso, rispetto della “diversità di idea” in modo molto concreto.
Inoltre, il teatro abbatte naturalmente le barriere sociali. Uno studente “popolare” e uno “emarginato” lavorano fianco a fianco verso un obiettivo comune. Le dinamiche di gruppo cambiano quando il focus non è sulla gerarchia sociale, ma sulla qualità della rappresentazione condivisa.
È per questo che il teatro è particolarmente efficace con classi “difficili” dove la conflittualità è alta, il senso di comunità basso e l’inclusione impossibile. Quando tutti sono sulla “scena”, tutti hanno ruolo e valore.
Se possibile, organizza un progetto dove classi di livelli diversi lavorano insieme. Ad esempio, studenti di terza media mentorizzano studenti di prima nel creare una piccola performance. O, se lavori in un istituto comprensivo, una classe di prima superiore collabora con una classe di terza per riadattare una scena di letteratura.
Questo crea dinamiche di leadership naturale, riduce la distanza gerarchica tra i vari livelli scolastici, e rafforza il senso di comunità scolastica. Ognuno impara dall’altro: i più piccoli scoprono di essere capaci, i più grandi scoprono di avere qualcosa da insegnare.
Feedback costruttivo: quando l’errore diventa insegnamento

Nel teatro, il feedback è immediato e quotidiano. Quando finisci di rappresentare una scena, sai subito se funziona o no. Non c’è voto fissato, non c’è “potevi fare meglio”. C’è solo: cosa è accaduto, come possiamo migliorarlo per la prossima volta?
Questo insegna ai ragazzi che fare errori non è una sconfitta, ma parte naturale del processo creativo. Che la revisione è normale e necessaria. Che il fallimento non è permanente: è solo un passo verso una versione migliore.
Una mentalità positiva che è trasferibile a ogni ambito: compiti scolastici, relazioni interpersonali, scelte di vita. Se impari a vederei l’errore come “feedback per migliorare” anziché “conferma che non sei capace”, cambia radicalmente il tuo approccio alle sfide.
Dopo una rappresentazione (anche una semplice improvvisazione), il gruppo si siede in cerchio. Ognuno condivide osservazioni seguendo questa struttura semplice:
- “Ho notato che…”
- “Mi è stato chiesto: perché…”
- “Mi è piaciuto…”
Non si usa il “tu” accusatorio (“Hai fatto male“). Si descrive ciò che si è visto, con curiosità. Le critiche diventano domande. Gli elogi sono specifici e legittimi.
Insegna ai ragazzi questa lingua. Modellala tu stesso, come insegnante. Gradualmente, diventerà il modo naturale in cui il gruppo si dà feedback—non solo nel teatro, ma in ogni attività collaborativa.
Il ruolo di chi insegna: stare accanto, non davanti
Se finora ti sei visto come colui che trasmette sapere, nel teatro didattico il tuo ruolo cambia profondamente. Non devi essere un regista esperto, né un drammaturgo.
Devi diventare un facilitatore: qualcuno che crea le condizioni affinché gli studenti scoprano da soli, che osserva con attenzione ciò che emerge, che pone domande generative anziché fornire risposte. All’inizio, il tuo compito è semplicemente lanciare l’attività (ti ricordi? “Immaginate cosa accade dopo questa scena”) e stare accanto al processo, rimanendo curioso di fronte ai risultati.
Man mano che i ragazzi guadagnano fiducia, il tuo ruolo diventa ancora più “invisibile”: celebri gli sforzi, noti le dinamiche gruppali, intervieni solo quando serve a riportare il focus o a ricalibrare le aspettative. Non si tratta di abdicare all’autorità, ma di esercitarla diversamente: non attraverso il voto, ma attraverso l’ascolto attento e il riconoscimento autentico.
Questo cambiamento può sembrare spiazzante all’inizio perché significa rinunciare al controllo totale della lezione ma è esattamente ciò che trasforma il clima di classe. E quando un ragazzo sente che il suo insegnante è veramente interessato a ciò che scopre, piuttosto che a giudicarlo, qualcosa si rompe in quella parete difensiva che spesso gli adolescenti costruiscono. È da lì che inizia il vero apprendimento.
Come iniziare a fare teatro didattico: sperimenta o affidati a chi è specializzato
Parti con un’attività sola, molto semplce. Puoi ispirarti a una di quelle che ti abbiamo proposto qui sopra. Osserva quello che accade e nota se e come cambiano gli sguardi dei ragazzi quando gli dai spazio per esprimersi liberamente. Se tutto va come sperato, dovresti notare un clima in classe più disteso e anche i compagni che interagivano di meno inizieranno a creare relazioni tra loro e a collaborare (anche al di là delle attività teatrali).
Un suggerimento: dai un’occhiata alle vetrine bSmart
Se pensi di non essere in grado di organizzare tutto in modo autonomo, puoi rivolgerti a chi, per lavoro, porta il teatro a scuola: aziende come Quinta di Copertina hanno ideato laboratori teatrali pensati specificamente per scuole secondarie.
Non sono attività “sospese dalla realtà”: si tratta di laboratori su testi letterari, lingue straniere, competenze trasversali. Il tutto spiegato con video e schede didattiche da attori professionisti che ti spiegano come importare il lavoro e coinvolgere i tuoi studenti.
Prodotti come “Chi è di scena“ (laboratorio teatrale su testi e comunicazione) e “Letteratura inglese“ (un percorso drammatico sulla letteratura anglofona) sono stati pensati esattamente per questo: dare ai docenti di discipline curriculari uno strumento per portare il teatro in classe senza necessità di avere acquisito competenze specializzate.
Chi è di scena
Tea-lezioni (lezioni teatralizzate) sulla regia teatrale, l'improvvisazione, la lettura espressiva, la dizione e la pronuncia, organizzate in percorsi didattici che combinano diverse metodologie: flipped classroom, metodi interattivi con compiti/attività di problem solving, role playing, simulazioni.
Letteratura inglese
Tea-lezioni (lezioni teatralizzate) su William Shakespeare e i Poeti romantici inglesi, registrate in italiano e in inglese, organizzate in percorsi didattici che combinano diverse metodologie: flipped classroom, metodi interattivi con compiti/attività di problem solving, role playing, simulazioni.
Trovi queste e tante altre attività all’interno delle Vetrine bSmart (qui trovi l’articolo che ti spiega che cosa sono), la sezione della nostra piattaforma con decine materiali e iniziative di qualità che completano il corredo didattico a tua disposizione. Al suo interno trovi fumetti didattici, dizionari ed enciclopedie, pillole per imparare e servizi per l’orientamento.
Anche se è una pratica ancora poco diffusa in Italia, il teatro didattico è un’opportunità che dovrebbe trovare più spazio all’interno della didattica. È uno spazio nel quale il “ragazzo intero” con tutte le sue sfaccettature caratteriali entra in gioco accanto al “ragazzo studente”.
E quando questo succede, l’apprendimento non è più solo cognitivo ma diventa un vero e proprio momento di crescita.
Hai mai sperimentato qualche attività di teatro didattico con le tue classi? Hai osservato particolari benefici? O, al contrario, c’è qualcosa che non ti convince di questa proposta? Parliamone nei commenti!

