Nel mondo editoriale si parla spesso di traduzione: quando si traduce un libro, è necessario un lavoro di adattamento e spesso è proprio il titolo l’elemento più complicato da tradurre.

Oggi i traduttori sono particolarmente scrupolosi (a volte scelgono di lasciare direttamente il titolo originale), ma in passato si prendevano molte più libertà.

Ecco, quindi, tre classici della letteratura che in originale avevano un titolo totalmente diverso che, per motivazioni varie, è stato adattato.

Tradurre

Il giovane Holden – J.D. Salinger – 1951

Il giovane Holden di J.D. Salinger in Italia ha avuto due titoli completamente diversi. Fu acquisito inizialmente dall’editore Gherardo Casini, che lo tradusse con Vita da uomo, ma fu un flop commerciale. Poco dopo, Einaudi lo chiamò Il giovane Holden. Da qui, il successo.

Il titolo originale The Catcher in the Rye (letteralmente “Il prenditore/raccoglitore di segale“) è un riferimento a un dialogo tra Holden e la sorella Phoebe, quando lui, citando una canzone scozzese, dice che da grande vorrebbe fare il “catcher in the rye“. Si tratta di una figura che sorveglia i bambini, evitando che cadano nello strapiombo vicino, mentre giocano in un enorme campo di segale. Holden vuole dire che vorrebbe proteggere l’innocenza dei più piccoli.

Tradurre il titolo letteralmente non era possibile per svariati motivi. Se gli americani potevano immaginarsi senza troppi problemi un “catcher in the rye” (il “catcher” è il termine tecnico del “ricevitore” nel baseball, mentre il “rye” è usato per produrre una certa variante di whisky), per gli italiani sarebbe stato strano. La canzone che cita Holden, il baseball e il whisky di segale erano pressoché sconosciuti in Italia all’inizio anni ’50.

Per questo, Einaudi decise per la soluzione “Il giovane Holden“, anche in riferimento a classici ben noti, come I dolori del giovane Werther di Goethe o Il giovane Törless di Musil.

La prima copertina di The Catcher in the Rye confrontata con le due versioni Vita da uomo e Il giovane Holden.

La prima copertina di The Catcher in the Rye confrontata con le due versioni Vita da uomo e Il giovane Holden.

Il buio oltre la siepe – Harper Lee – 1960

Proseguendo con i classici americani, non possiamo non citare Il buio oltre la siepe di Harper Lee. Pubblicato negli Stati Uniti nel 1960, arrivò in Italia nel 1962, acquisito da Feltrinelli.

Il titolo originale è To Kill a Mockingbird (letteralmente “Uccidere un tordo“), ovvero uccidere una creatura innocente come un uccellino. Il riferimento è chiaramente rivolto alle false accuse di stupro lanciate a Tom Robinson, un uomo che di fatto non può difendersi e le cui sorti sono in realtà già decise ancora prima dell’inizio del processo.

Feltrinelli decise di cambiare il titolo in “Il buio oltre la siepe“ perché il tordo sbeffeggiatore non è un animale molto noto al pubblico italiano e probabilmente, all’epoca, non se la sentiva di inserire una parola come “uccidere” nel titolo, forse anche temendo che i lettori scambiassero il romanzo per un noir. In questo modo però si perdono diverse sfumature importanti, come nel ciclo tra apertura e chiusura del romanzo (con il riferimento al tordo) e nella scena in cui Atticus tentenna nel dover sparare al cane rabbioso.

Decise, quindi, di concentrarsi di più sulle sensazioni e sull’immaginario evocati dalla cittadina di Maycomb. La “siepe” è la vegetazione (anche se, a essere puntigliosi, l’elemento floristico più importante sarebbe la quercia) che nasconde la casa dei Radley, famiglia che rifiuta di integrarsi nella comunità, e il “buio” è il pregiudizio che aleggia nella cittadina.

Una volta superato il buio provocato dal pregiudizio, infatti, si scopre una realtà ben diversa. Infine, l’editore ha voluto anche richiamare l’Infinito leopardiano, donando al romanzo uno stampo prettamente italiano.

Curiosità: nonostante il titolo cambiato, spesso nelle copertine italiane viene inserito un uccellino.

La prima copertina di To Kill a Mockingbird confrontata con una versione recente de Il buio oltre la siepe di Feltrinelli.

La prima copertina di To Kill a Mockingbird confrontata con una versione recente de Il buio oltre la siepe di Feltrinelli.

Survival in Auschwitz – Primo Levi – 1947

E infine, facciamo un passaggio al contrario: parliamo di una traduzione dall’italiano all’inglese.

Se questo è un uomo è il testo più famoso di Primo Levi, composto tra il 1945 e il 1947, appena dopo la fine della Seconda guerra mondiale e la liberazione dal campo di concentramento.

Il libro è stato tradotto in diverse lingue, tra cui ovviamente l’inglese. Nel 1959 Orion Press di New York lo tradusse letteralmente con If This Is a Man, ma nel 1961 Collier Books scelse per le più popolari edizioni tascabili il titolo Survival in Auschwitz, cercando un richiamo più esplicito per i lettori americani. Per questi, infatti, le immagini europee della Seconda guerra mondiale e le storie dei lager non erano così note e serviva un titolo più parlante possibile.

Curiosità: nel 2015 W.W. Norton & Company ha ritradotto l’opera, inserendola nella raccolta The Complete Works of Primo Levi riprendendo, a quasi 60 anni di distanza, il primo titolo If This Is a Man. Questo è stato possibile perché ormai nel 2015 la figura di Primo Levi e le vicende dell’Olocausto erano ben conosciute anche negli Stati Uniti e un titolo troppo esplicito non era più necessario.

La prima copertina di Se questo è un uomo confrontata con le due versioni If This Is a Man e Survival in Auschwitz.

La prima copertina di Se questo è un uomo confrontata con le due versioni If This Is a Man e Survival in Auschwitz.

 

Conosci altre curiosità del mondo editoriale? Quale titolo tradotto ti sembra più adatto e quale meno? Hai in mente altri esempi? La prossima volta parleremo anche di libri più moderni!

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Michela Pongolini

Michela è Content & Social Media Editor in bSmart Labs. I social sono il suo pane quotidiano e cura la scrittura degli articoli su questo blog!

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