L’8 marzo si celebra la Giornata Internazionale della donna, che venne istituita per la prima volta nel 1907 a Stoccolma, in occasione del Quinto Congresso della Seconda Internazionale Socialista. È una ricorrenza che nasce per ricordare le lotte e le conquiste delle donne in ambito politico, sociale ed economico.

A distanza di quasi 120 anni, la festa della donna nel 2026 è una data più che mai fondamentale per il cammino verso la conquista dei diritti civili e sociali. Infatti, nonostante gli enormi progressi, esistono ancora molte disparità tra uomo e donna: la parità salariale è ancora lontana, la violenza di genere è una pratica ancora diffusa in alcuni paesi e un comportamento accettato in altri.

In questo articolo approfondiremo la condizione della donna nel mondo, analizzando i dati globali sull’emancipazione femminile, gli Stati che non celebrano l’8 marzo e alcune leggi assurde in vigore in alcuni di questi. Inoltre, ti suggeriremo alcuni materiali didattici utili per affrontare questo tema con i tuoi studenti.

festa della donna 2024

Festa della donna, come tutto ebbe origine

La festa della donna ha origine nei movimenti socialisti e femministi che si svilupparono tra la fine del’Ottocento e l’inizio del Novecento, in particolare negli Stati Uniti e in Europa.

Oltre ai giorni dell’Internazionale Socialista, di cui abbiamo già parlato, il primo evento che si può considerare l’antesignano della festa della donna fu il Woman’s Day, organizzato il 28 febbraio 1909 a New York per rivendicare il diritto di voto, il miglioramento delle condizioni di lavoro e la pace.

Nel 1910, a Copenaghen, la leader socialista tedesca Clara Zetkin propose di istituire una giornata internazionale delle donne, da celebrare ogni anno in una data diversa in ogni paese. L’anno successivo, la prima Giornata Internazionale delle Donne fu festeggiata in diverse nazioni europee.

Il 25 marzo 1911, un tragico incendio nella fabbrica tessile Triangle di New York causò la morte di 146 lavoratrici, in gran parte immigrate.

In Russia, nel pieno della Grande Guerra, l’8 marzo 1917 (calendario giuliano) le donne scesero in piazza per protestare contro il regime zarista e chiedere la ritirata dell’esercito dal conflitto. Secondo molti, quell’avvenimento fu la scintilla che fece scoppiare la Rivoluzione Bolscevica.

È nel 1977 che l’ONU riconobbe ufficialmente l’8 marzo come Giornata Internazionale per i diritti delle donne e la pace internazionale.

Sfide della contemporaneità

8 marzo donne

Uno dei grandi problemi che le donne devono affrontare nel mondo odierno è quello della violenza di genere. Secondo l’OMS, una donna su tre nel mondo ha subito violenza fisica o sessuale da parte di un partner intimo o di un’altra persona nel corso della sua vita.

Le forme attraverso cui la violenza di genera si manifesta sono diverse:

  • domestica;
  • sessuale;
  • la tratta delle spose bambine;
  • la mutilazione genitale femminile.

Un altro tema è quello sulla disparità di genere, che come riporta il Gender Gap Report 2025 è ancora molto elevata e richiede azioni urgenti.

Lo studio, disponibile qui, è stato condotto dal World Economic Forum e analizza 148 economie mondiali. Il documento fotografa una realtà ancora lontana dalla parità: il divario di genere globale è colmato solo al 68,8%. Rispetto all’edizione precedente, il miglioramento è minimo — appena +0,3 punti percentuali — e le proiezioni restano preoccupanti: serviranno ancora 123 anni per raggiungere la piena parità a livello globale.

Le quattro dimensioni analizzate mostrano performance molto diverse:

  • Salute e sopravvivenza: 96,2% — la più vicina alla parità
  • Istruzione: 95,1% — divari ormai ridotti
  • Partecipazione economica: 61% — gap ancora ampio, stimato in 135 anni per essere colmato
  • Empowerment politico: 22,9% — la dimensione più critica, con una proiezione di 162 anni

Nessun paese ha ancora raggiunto la parità completa. L’Islanda guida la classifica con il 92,6%, unico paese sopra la soglia del 90%, e mantiene il primato da 16 anni consecutivi.
L’Italia si posiziona all’85° posto su 148 paesi, con un punteggio complessivo di 0,704. Rispetto al 2024, recupera due posizioni (era all’87°), ma i dati non rivelano cambiamenti sentibili.

Il punto più critico è la partecipazione economica:  il nostro paese si posiziona solo al 117° posto (nel 2024 era al 111°): gap salariale, scarsa rappresentanza nelle posizioni dirigenziali e bassa occupazione femminile sono i nodi irrisolti. Sul fronte dell’empowerment politico (65° posto) permane un divario significativo, con le donne che rappresentano il 33,3% dei ministri e il 48,7% dei parlamentari. Migliorano, invece, istruzione (51° posto, era 56° nel 2024) e salute (89° posto, era 94°).

In quali paesi non si celebra ancora la festa della donna

festa della donna 2024

Non tutte le nazioni del mondo celebrano l’8 marzo, per motivi religiosi, politici, ideologici e culturali. Vediamone insieme alcuni.

  • L’Afghanistan, l’Algeria, l’Arabia Saudita, l’Azerbaigian, il Bahrain, l‘Iran e gli Emirati Arabi Uniti sono paesi a maggioranza musulmana, e in alcuni di questi si applica la sharia, la legge islamica, che limita fortemente i diritti e le libertà delle donne.
  • La Cina, la Corea del Nord, il Vietnam e la Mongolia, che sono paesi a regime comunista o socialista, non riconoscono le ricorrenze internazionali promosse dall’ONU o da altri organismi occidentali.
  • Il Buthan e la Cambogia, la cui religione ufficiale è il buddismo, assegnano alle donne un ruolo subalterno e domestico.
  • Alcuni stati del continente africano, come il Sudan, la Somalia, l’Eritrea e il Ciad, segnati da conflitti, povertà, instabilità politica e violazioni dei diritti umani, non prevedono leggi che tutelino le donne da violenze ricorrenti in quelle aree geografiche, soprattutto la mutilazione genitale.

In questi paesi, le donne devono affrontare molte sfide e difficoltà per affermare la loro dignità, la loro autonomia e la loro partecipazione alla vita sociale, economica e politica.

Le leggi più assurde contro l’emancipazione femminile

leggi assurde contro le donne

Il divieto di guidare la macchina, lavorare, studiare, sposarsi o divorziare senza il permesso di un tutore maschile sono leggi dell’Arabia Saudita ben note anche nella nostra parte di mondo, per la loro risonanza scioccante.

Stessa sorte spetta alle donne iraniane, che in pubblico sono obbligate ad indossare il velo islamico e non possono uscire di casa senza il consenso del marito. In Afghanistan, con il ritorno al potere dei talebani, è in vigore la legge islamica, di cui abbiamo già parlato sopra.

Un caso curioso e altrettanto deplorevole è quello della Cina e delle cosiddette spose fantasma. Questa usanza consiste nel seppellire una donna morta insieme a un uomo defunto, per garantirgli una compagna nell’aldilà. Questa credenza comporta il rapimento, la vendita e l’uccisione di molte donne, soprattuto nelle zone rurali.

In India esiste ancora la pratica del “sati“, un rito che prevede di bruciare una vedova sulla pira del marito, per dimostrare la sua fedeltà e la sua purezza. Questa pratica è proibita dal governo, tuttavia  ci sono alcune regioni di questo immenso stato dove si registrano ancora dei casi, spesso con la complicità delle famiglie e della comunità locale.

In Pakistan gli uomini che sono stati “disonorati” dalla propria moglie ricorrono al crimine d’onore, uccidendo la propria consorte senza gravi conseguenze penali.

Infine, le donne della Papua Nuova Guinea sono spesso vittime di violenze domestiche e sessuali, a causa di un’antica credenza secondo la quale sarebbero responsabili di disgrazie, malattie o morti, e vengono accusate di essere delle streghe. Queste accuse portano a torture, mutilazioni o omicidi, che vengono pacificamente accettati da famiglie e società civile.

Parlare di parità di genere in classe: le risorse didattiche su bSmart

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Tutti i materiali sono pronti all’uso: non richiedono nessuna preparazione aggiuntiva. Ogni risorsa è corredata da schede didattiche per il docente e da esercizi per valutare la comprensione dei temi trattati da parte degli studenti.
Per parlare di parità di genere, delle donne e delle loro lotte per la conquista dei diritti ti proponiamo una selezione di fumetti didattici e un documentario da proporre ai tuoi studenti: strumenti diversi, stesso obiettivo. Aiutarti a trasformare l’8 marzo in un’occasione di riflessione vera, che va oltre la retorica della ricorrenza.

I migliori fumetti didattici per parlare di diritti, rispetto e violenza di genere in classe

Il fumetto didattico è uno strumento potente e spesso sottovalutato. Testi brevi, immagini esplicative, ritmo narrativo coinvolgente: il formato si adatta perfettamente ad affrontare temi complessi e attuali che possono spaziare dall’educazione civica all’affettività, dalla violenza sulle donne alla conquista dei diritti.

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Educazione civica, Storia contemporanea, Italiano

Lucille degli Acholi

Il fumetto racconta la vera storia di Lucille Teasdale, celebre medica e chirurga canadese. Classe 1929, Lucille lottò contro i pregiudizi del tempo che vedevano questa professione adatta solo agli uomini. Dopo la specializzazione, si trasferì a lavorare in Uganda insieme al marito e collega Piero Corti e lì rimase praticamente per tutta la vita, prestando le cure al popolo locale, tra le inefficienze del sistema sanitario, le superstizioni ostili alla scienza e le guerre civili. Un grande esempio femminile non solo per le ragazze, ma anche per i ragazzi: mai smettere di credere nei propri sogni.

Argomenti
Emancipazione femminileBiografiaAfricaMedicinaGuerra civileAIDS

Educazione civica

Tessa Presidente

Tessa Tartassa, la nuova Presidente del Consiglio dei Ministri, scoppia di energia, idee e passione politica. Ma cosa ci fa una bambina a capo di un governo? Come è successo? E soprattutto: è possibile? Pare di sì, e sembra anche che il mondo, visto da un metro e trenta di altezza, appaia diverso. La piccola Tessa si mette subito all’opera per cambiare le cose. Peccato che qualcuno cerchi di ostacolarla…

Argomenti
PoliticaInfanziaMagiaCorruzioneDirittiCittadinanza

Educazione civica

Nuove Ribelli

Editore: Tunué

Il racconto delle storie di sei ragazze coraggiose tra cui Greta Thundberg e Malala Yousafzai, esempi di impegno e determinazione nella lotta per l'ambiente, la pace e i diritti umani.

Argomenti
Diritti umaniDonneStorieParità di genere

Storia

Nellie Bly

Editore: Tunuè

La vita pionieristica di Nellie Bly, giornalista investigativa e instancabile viaggiatrice, simbolo di lotta per l'emancipazione femminile, capace di sfidare le convenzioni sociali dell'Ottocento per superare i limiti imposti alle donne.

Argomenti
Emancipazione femminileGiornalismoLibertàDiritti

Le donne della mobilitazione civile nei video storici dell’Istituto Luce

La storia si capisce meglio quando la si vede. Il capitolo “Le donne della mobilitazione civile“, parte della collana La storia d’Italia del XX secolo curata da Cinecittà, ti offre esattamente questo: un percorso attraverso immagini d’archivio dell’Istituto Luce che raccontano come le donne italiane abbiano conquistato spazio nel mondo del lavoro e nella vita civile del paese.

I video storici hanno un potere che pochi altri strumenti possiedono: fanno immedesimare gli studenti nell’epoca, li mettono a contatto con testimonianze dirette e li invitano a ragionare sugli eventi — non solo a memorizzarli. Ogni video è abbinato a esercizi di comprensione per guidare la riflessione in classe.

Storia

Le donne della mobilitazione civile

Editore: Cinecittà

Durante la Prima guerra mondiale, le donne italiane entrano per la prima volta in massa nel mondo del lavoro: fabbriche, campi, uffici, ospedali. Sviluppano consapevolezza, si organizzano, rivendicano diritti. Alla fine del conflitto, però, il riconoscimento politico non arriva. Un passaggio cruciale, che getta le basi dell'emancipazione futura.

Argomenti
SuffragismoEmancipazione femminileMilite ignotoDiritti delle donne

Conoscevi queste curiosità sulla Giornata Internazionale della Donna? Quali sono i dati che, a tuo parere, colpiscono di più e su cui bisognerebbe investire maggiori sforzi? Scrivicelo nei commenti.

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Redazione bSmart

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