Questo articolo è a cura di Manola Cecchetto, insegnante di sostegno scuola primaria e pedagogista clinico.
Lo pubblichiamo volentieri perché racconta un’esperienza interessante che può essere utile ai tanti lettori di questo blog.
Ogni volta che si affronta un nuovo ciclo ci si sorprende dell’unicità di ogni percorso, di ogni bambino. La quotidianità scolastica, le routine necessarie e la gestione dell’intero gruppo classe rendono l’unicità e i bisogni di ogni singolo alunno talvolta trasparenti all’occhio dell’insegnante.
Per tre anni abbiamo gestito i continui litigi dei bambini nelle maniere più tradizionali: con il confronto delle versioni dei fatti, eleggendoci a giudici onniscienti, inserendoci in ogni dinamica, analizzando passo per passo l’accaduto.
Il mio team, stanco e affaticato a giugno dello scorso anno, ha affisso un cartello alla cattedra: “UFFICIO RECLAMI CHIUSO”.
Ci siamo prese del tempo, un’estate, per riflettere su nuove modalità da sperimentare per migliorare il benessere della classe intera, maestre comprese.
La pedagogia maieutica
La maieutica è metodo. Daniele Novara e Caterina Di Chio nel loro libro “Litigare con metodo- gestire i litigi dei bambini a scuola”1 , ne parlano elaborando uno modo di operare che nel nostro caso si è rivelato molto efficace. È un metodo che attiva risorse già presenti ma nascoste, fa sintonizzare l’aiuto dell’adulto, insegnante o mediatore, con le potenzialità del bambino.
Il metodo maieutico insegna che si impara facendo esperienza e rafforzando le capacità e valorizzando gli errori, per migliorare continuamente.
L’esperienza
Per prima cosa vi è stata la somministrazione di un modulo Google per riflettere su di sé e per favorire la discussione successiva attraverso l’interazione dei bambini.

Google Form per la raccolta di informazioni sui litigi.
Durante la discussione con i bambini si è predisposto uno spazio e un tempo per la gestione delle situazioni conflittuali (un angolo dell’aula con un banco e due sedie, o uno spazio “lontano” dagli altri e dall’aula, un diario ad anelli dove poter raccogliere le versioni dei fatti…e gli accordi di successo (immagine 2 e 3).
I 4 passaggi e compiti fondamentali per l’insegnante sono stati:
- non cercare il colpevole
- non imporre soluzioni
- far parlare del loro litigio (favorendo l’ascolto reciproco)
- favorire l’accordo (dando fiducia, permettendo loro di cercare la soluzione)
Dopo il litigio… alla ricerca dell’accordo
Questa fase si è rivelata la più difficile per tutti gli attori coinvolti e per le insegnanti. I bambini leggono la propria scheda dove, attraverso le domande guida, hanno pensato e
scritto la propria versione dei fatti. Nel farlo hanno già in qualche maniera, chi più e chi meno, “decantato” emozioni molto forti (di rabbia, frustrazione il più delle volte) e aperto
uno spazio alla riflessione su di sé e al dialogo con l’altro.
In questo momento l’insegnante nel suo ruolo di facilitatore e mediatore ha il compito di creare un setting senza barriere e il clima relazionale più adatto (ad esempio usando un
tono di voce pacato, un linguaggio efficace ed autorevole capace allo stesso tempo di trasmettere tranquillità, ma attivo/propositivo). Può partire dall’ultima domanda: “Vuoi
dire/chieder qualcosa a …”? per instaurare il confronto che porterà gradualmente i bambini a trovare un accordo.
Lasciar parlare i bambini è un compito talvolta molto arduo per un insegnante. Siamo spesso portati a parlare ai propri alunni e non con i propri alunni. Una sfida anche per l’adulto…usare termini adatti per entrare in sintonia con il bambino. Talvolta rimanere in silenzio durante il confronto dei bambini è stato molto produttivo per l’insegnante.
È il momento di creare la strada per il concretizzarsi dell’accordo: “Cosa possiamo fare per evitare il litigio…perché ciò che vi ha creato un disagio non accada in futuro?”. Ora i bambini sono pronti per impegnarsi a trovare un accordo, un impegno personale che viene prima verbalizzato all’altro attore del litigio e poi scritto nel quaderno degli accordi, a cui vengono allegati anche i fogli precedentemente compilati dei bambini. Poi un segnale corporeo: una semplice stretta di mano o un abbraccio.
I risultati
Gli effetti del metodo maieutico si sono evidenziati già verso la metà dell’anno scolastico: una maggior competenza relazionale, una sensibile diminuzione dei conflitti, ma ciò che
più ci ha stupite è che c’è stata una attivazione nel gruppo classe di atteggiamenti di cura e sostegno verso quei compagni che faticavano a cambiare il proprio punto di vista.
Il gruppo classe, non direttamente coinvolto, ha saputo aiutare gli attori del litigio, mostrando empatia, infondendo al proprio compagno la motivazione per andare oltre. I
bambini sono eccezionali da questo punto di vista, insegnano molto a noi adulti che spesso rimaniamo imprigionati nel conflitto per molti anni.
La sinergia scuola e famiglia
Come qualsiasi intervento educativo o didattico per l’insegnante è necessario il sostegno e la condivisione del progetto da parte della famiglia, soprattutto se si punta al benessere del bambino. Durante l’assemblea di classe e durante i colloqui individuali è stato presentato il metodo e i risultati emersi dall’inchiesta iniziale. È stato interessante notare come le famiglie partecipano perché si sentono accolti e non giudicati, capire che il proprio figlio non rappresenta un’eccezione.
L’insegnante di sostegno assieme al curricolare assume un ruolo importante sia nell’osservazione sia nella facilitazione del dialogo educativo. Vivere il conflitto, affrontarlo e trovare una soluzione non è mai semplice nemmeno per noi adulti, ci fa soffrire e ci scontriamo con le nostre difficoltà. L’altro, il coetaneo e l’adulto, sono le risorse per farcela, per crescere, per diventare più assertivi, più tolleranti, più socialmente competenti.
1- Novara D., Di Chio C., (2013), Litigare con metodo, Trento, Erickson.

